La sentenza.

Ergastolo per il boss Augusto La Torre, e pena di 20 anni per Tiberio La Torre. E’ stato questo il verdetto dal gup di Napoli. La sentenza pero’ arriva a 30 anni dalla strage intorno al quale si e’ incardinato il processo. Inoltre, un 46enne e un 43enne dovranno essere giudicati separatamente dal tribunale dei Minori, dato che all’epoca dei fatti erano ragazzini finiti tra le fila dei clan di Torre del Greco e dintorni. Allora infatti stavano emergendo i Falanga di Peppe ‘o struscio, mentre il gruppo Gionta gia’ aveva un ruolo dominante a Torre Annunziata, e i Gallo di Pasquale ‘o bellillo si erano gia’ scissi.

Augusto La Torre

Era il 24 aprile del 1990, e nella strage di Pescopagano, nel Casertano vennero uccise cinque persone, quattro immigrati e un italiano, Alfonso Romano; ci furono inoltre sette feriti tra cui un ragazzino di 14 anni, colpito insieme al padre, il titolare del bar in cui si consumo’ la sparatoria. I sicari del clan La Torre arrivarono nel locale armati con fucili e mitragliette. I loro bersagli erano alcuni cittadini stranieri al centro di giri di droga. I sicari fecero fuoco sui presenti, senza badare troppo a chi ci fosse sulla traiettoria dei colpi.

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Rimasero uccisi tre tanzaniani, un iraniano e un padre di sei figli, Alfonso Romano, presente nel bar per puro caso ed estraneo alla criminalita’ organizzata. La ‘guerra’ tra clan era iniziata nel 1986 e si concluse anche nel 1991; sul tavolo, gli affari illeciti a Torre del Greco, con interessi trasversali e decine di morti che ancora non hanno dei responsabili.

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