Inseguito dall’uscita del tribunale fino all’auto parcheggiata a circa cinquecento metri di distanza. Una vera fuga per Gennaro Lametta, principale imputato nel processo per la morte di 40 passeggeri di un bus che l’imprenditore napoletano aveva noleggiato per una gita di tre giorni a Telese Terme e Pietrelcina. Il pullman precipito’ il 28 luglio 2013 dal viadotto autostradale Acqualonga dell’A16 Napoli – Canosa, dopo aver abbattutto le barriere di protezione.

Un bus vecchio, malandato e non revisionato, secondo l’accusa, che non poteva circolare e che avrebbe avuto bisogno di lavori per oltre 15mila euro per poter superare la revisione da parte della Motorizzazione Civile di Napoli, “Mi sento tranquillo perche’ i miei pullman venivano revisionati correttamente”, ha sostenuto in aula Lametta, scatenando la reazione polemica dei parenti delle 40 vittime, quella comitiva di pellegrini partita da Pozzuoli e mai piu’ rientrata. E al termine dell’udienza i parenti hanno inseguito Lametta, urlandogli contro tutta la loro rabbia.

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Nessun contatto fisico, solo una serie di accuse e insulti rivolti al titolare dell’agenzia di viaggio “Mondo Travel”, che affido’ il bus alla guida di Ciro Lametta, fratello dell’imputato e morto nell’incidente. Anche il pm Rosario Cantelmo ha cercato di placare l’ira dei parenti, invitandoli ad aver fiducia nella giustizia, ma alcuni hanno seguito comunque l’imputato scortato da agenti della digos di Avellino.

Nell’udienza di ieri anche uno dei funzionari della motorizzazione civile di Napoli, imputato per falso in tatto pubblico, Vittorio Saulino ha reso dichiarazioni spontanee. Ha ribadito la sua linea difensiva. “E’ stato violato il mio account”, ha detto ai giudici, spiegando come attraverso l’uso delle sue credenziali sia stato possibile “firmare” la revisione relativa al bus dell’incidente, con effetto reatroattivo e in un periodo in cui l’ingegnere era lontano dall’Italia, in Africa precisamente, per una vacanza.

Il tribunale di Avellino ha poi rigettato alcune richieste del pubblico ministero, in particolare l’acquisizione della relazione di un agente della polstrada che aveva realizzato la videoricostruzione dell’incidente, ritenuta incongrua sia dai periti della procura della Repubblica, sia dai consulenti della difesa. Il processo riprendera’ il 13 aprile prossimo.