Altro che dimostrazione di mascolinità, la diffusione di video intimi è la certezza di quanto un uomo sia infantile Il racconto di Simona Ciniglio

di Simona Ciniglio

Gigi Botta si svegliò con la fame di merendine tipica di chi ha dormito sodo e a lungo. Allungò la mano per prendere il cellulare, infilò una ciabatta e poi l’altra e si avviò confuso e assonnato verso la cucina. Semi-dissolto dalla luce violenta proveniente dalla veranda e in preda a una cecità temporanea, puntò deciso il mobiletto della colazione.

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Gigi Botta recuperò la vista in tempo per scoprire con sommo rodimento di culo che erano rimasti solo i cereali integrali e le fette biscottate della madre. In una tempesta di briciole ne mangiò al volo un paio, tipo criceto affamato, e mise a scaldare del latte sul fornello.

Quello era il giorno in cui quella scema di Miriam e le amiche sue si sarebbero vergognate delle sceme zoccole che erano, e si sarebbero chiuse in casa un mese: sicuro.

Mò veniva il bello. Gigi Botta faceva di questi pensieri mentre tentava di accedere al gruppo Telegram e non ci riusciva. Quegli stronzi lo avevano bannato! Ma come?

Glielo aveva detto Luchetto Fratammé due giorni prima che quel gruppo era sicuro, che già avevano fatto piangere a 5-6 stronzette e che nessuno avrebbe rotto il cazzo.

“Luche’, ma mi hanno bannato dal gruppo dei video porno, ma perché?”.

Quello stava ancora dormendo, quell’altro inutile. Sedette a fare colazione mentre cercava di ricordare i nomi degli altri gruppi cui accennavano l’altro giorno Fabio e Marcello.

“Si vede tutto, Gi’, sta pure la cugina di Ciro, fa certi numeri!”.

La cugina di Ciro, Imma, stava alle elementari nella classe a fianco alla sua e qualche volta gli aveva lasciato l’ombrello quando pioveva e lui doveva farsela a piedi.

La madre di Gigi Botta, che lavorava al Comune assieme alla zia di Imma, gli aveva detto che la nipote era finita all’ospedale, ché si era ingollata mezzo armadietto dei medicinali.

Aprì Facebook e trovò 128 notifiche non lette.

Gennaro Fiore ha scritto sulla tua bacheca: “Sfigato!”.

Viviana Maresca ha scritto sulla tua bacheca. “Solo gli sfigati pubblicano i video porno con le ex. Sfigato!”.

Mario Crocetta ha scritto sulla tua bacheca: “Sfigato, quando mai tu hai visto una femmina, invece di ringraziare!”.

Domenico Somma ha scritto sulla tua bacheca: “E mò quando la trovi a una scema che te la dà di nuovo, sfigato!”.

Una sfilza di nomi, amici e conoscenti, e un giudizio unanime. Era uno sfigato.

Gigi Botta fu agguantato ai fianchi dal panico, mentre un esercito di lillipuziani lo lavorava alle caviglie spingendolo giù, in una voragine di impossibile. Aveva il volto in fiamme e la gola secca, e una cappa di terrore e vergogna si era posata sulle sue spalle.

Su Whatsapp 65 notifiche che due minuti fa non c’erano.

Luchetto Fratammè gli rispondeva: “Sfigato!”.

Avevano messo una pozione magica nella notte -non si spiegava- un veleno, un intruglio: chi era stato a manomettere le teste della gente? E che era ‘sto fatto che Napoli si svegliava solidale con le sceme zoccole e contro di lui? E tutti gli amici del calcetto che l’altro ieri gli dicevano che Miriam era stata una scema a lasciarlo, e che se lo meritava di essere sputtanata? Che è mò, tutti femministi? Tutti contro di lui?

Gigi Botta si affacciò alla veranda e il cielo era sempre azzurro, il sole splendeva e pareva gioire delle sue disgrazie. Due bambine giocavano fuori al balcone di fronte e quando lo videro gli urlarono ridendo: “Sfigato!”. Lui manco gli rispose, iniziò a dare calci alla veranda e a piangere mentre il telefono squillava impazzito, il citofono aveva preso a suonare e nel cielo comparve una scritta gigante:

“Gigi Botta è uno sfigato!”.