Rilievi dopo una stesa di camorra (foto di repertorio)

L’inchiesta sul clan del Vesuviano, le intercettazioni in carcere tra il boss Antonio Giugliano e il suo familiare

Il dialogo è intercettato in carcere tra il boss Antonio Giugliano, detto ’o savariello, e il figlio di quest’ultimo, Giuseppe Giuliano. Siamo nell’aprile del 2017. Esattamente un mese prima, è stata portata a termine una stesa, con l’esplosione di alcuni colpi di pistola all’indirizzo del bar gestito da Giugliano jr. Secondo quanto è riuscito a ricostruire l’allora 26enne (classe 1991), a effettuare il raid, sarebbero stati elementi vicini alla fazione «concorrente», e in quel momento nel pieno controllo delle attività illecite a Poggiomarino.

Si deve infatti precisare, che sul territorio insistevano la fazione riconducibile ad Antonio Giugliano, e quella guidata da Rosario Giugliano (solo omonimo del primo, con cui non ha alcun vincolo di parentela), detto ’o minorenne. La trascrizione del dialogo captato nel penitenziario, è allegata agli atti dell’inchiesta, che lo scorso 19 aprile ha portato all’esecuzione di 26 misure di custodia cautelare in carcere. Tornando all’episodio della stesa contro il bar – si evince dall’ordinanza a firma del gip Claudio Marcopido – nei giorni successivi al raid, Giuseppe Giugliano ha effettuato degli incontri chiarificatori con gli esponenti del gruppo che ritiene abbia agito contro di lui.

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E sarebbe addivenuto a una sorta di ricucitura dello strappo, necessaria per non compromettere ulteriormente i già fragili equilibri. Della cosa informa anche il padre, quando gli reca visita, per il colloquio che si tiene in carcere l’undici aprile del 2017. Antonio Giugliano (accompagna la frase, muovendo la testa come se volesse indicare qualcosa al figlio, ndr) chiede: «Tutto a posto per il resto, sì?». Giuseppe replica: «Scimitaggini (sciocchezze)». E il padre (continuandosi a guardarsi intorno) sottolinea: «Non importa, appena saprete chi è stato (chi ha sparato all’indirizzo del bar, ndr), dovete andare a denunciarlo».

«Giuseppe – è riportato nell’ordinanza, a commento del dialogo intercettato – teneva a informare il padre che, secondo logiche camorristiche, lui aveva “apparato” la situazione, proprio con chi, secondo le apparenti affermazioni del padre avrebbe dovuto denunciare. Quale fosse la reale intenzione del boss, è chiara laddove Antonio Giugliano, consigliava al figlio Giuseppe di mantenere buoni rapporti con tutti perché la situazione del momento lo richiedeva».

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