(Nelle foto gli arrestati Cosimo Di Lauro e Nicola Todisco)

Ordinanza di custodia cautelare anche per il sicario Nicola Todisco: sarebbero loro gli artefici dell’agguato costato nel 2004 la vita al rivale del clan degli Scissionisti: il suo assassinio fu la risposta al delitto Montanino-Salierno

di Luigi Nicolosi

Omicidio di Massimiliano De Felice, nuova stangata per il boss di “Gomorra”. Alle prime ore del mattino, a Milano e Saluzzo, i carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del primogenito di Paolo Di Lauro, alias “Ciruzzo ’o milionario”, Cosimo Di Lauro, 48 anni, reggente del clan durante la prima faida di Scampia, e Nicola Todisco, alias “ninnone”, 38 anni, ritenuto anch’egli elemento di spicco del medesimo sodalizio criminale; i due, già detenuti per altra causa, sono gravemente indiziati dei reati di omicidio volontario aggravato per aver agito con premeditazione e detenzione e porto abusivo di armi”, aggravati dal “metodo e dalle finalità mafiose.

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Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti svolti dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna sotto il coordinamento della Dda di Napoli e dalle concordanti dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia in merito alle responsabilità in capo ai due indagati, rispettivamente quali mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di Massimiliano De Felice (legato da rapporti di parentela con le famiglie Abbinante e Notturno, all’epoca al vertice della contrapposta alleanza scissionista), avvenuto a Napoli, nel quartiere Scampia, il 28 novembre 2004; periodo in cui era in atto appunto la Prima faida di Scampia, guerra senza quartiere, protrattasi dall’ottobre del 2004 all’aprile del 2005, che ha mietuto numerose vittime, quasi tutte tra congiunti dei principali esponenti criminali e spesso del tutto estranee a contesti camorristici, secondo una strategia di tipo terroristico messa in atto dai killer.

Infatti, il contesto criminale dell’omicidio, avvenuto nelle fasi iniziali della prima faida, esploso in un momento storico in cui era in atto un riequilibrio dei rapporti di forza e delle relazioni tra i clan napoletani, fu, sostanzialmente, una prima risposta al duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, uomini di estrema fiducia di Cosimo Di Lauro, verificatosi esattamente un mese prima rispetto a quello di De Felice, ovvero il 28 ottobre 2004 e che, di fatto, aveva segnato l’inizio della contrapposizione tra gli scissionisti, composti dai clan Abete-Notturno, Abbinante, Marino, Amato-Pagano e il clan Di Lauro.

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