Da sinistra, Giuseppe Graviano, Gaspare Spatuzza e Filippo Graviano

Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza sul progetto di Cosa nostra e ’Ndrangheta di disfarsi della vecchia classe politica  

Il progetto separatista, ordito dalla massoneria deviata in collaborazione con Cosa nostra, mafia calabrese e camorra campana, si intreccia con quello di stampo terroristico. Gli step di entrambi i piani sono riportati agli atti del processo ’Ndrangheta stragista, conclusosi a luglio scorso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. Dalle carte processuali emerge che all’inizio degli anni Novanta, praticamente all’unisono, Cosa nostra e parte della ’Ndrangheta cominciano ad allontanarsi dai vecchi referenti politici, e dai partiti a cui erano state legate negli ultimi quarant’anni.

Il piano / Mafia stragista, Messina Denaro
ebbe l’incarico di coinvolgere i Nuvoletta

In sostanza, argomentano gli inquirenti, le mafie non si sentono più «rappresentate» e cominciano a guardare a un nuovo soggetto politico. Quale? Quello leghista e separatista proposto da Licio Gelli e da eminenze grigie della morente Prima Repubblica.

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Progetto separatista,
la regia del Gran Maestro della P2

Le stragi «continentali» hanno l’obiettivo di indebolire o eliminare tutte le misure che erano state istituite per il contrasto della criminalità organizzata, tra queste ci sono sicuramente il regime carcerario del 41 bis e la legge sui pentiti. Le mafie colpiscono perché fondamentalmente vogliono disfarsi della vecchia classe politica che «non era stata ai patti o non si era rivelata all’altezza», e vogliono tornare indietro, a quando per loro la situazione era di molto migliore. Ma è una «guerra» che Cosa nostra non può affrontare da sola, nonostante la forza mostrata dai siciliani.

Il pactum sceleris / «C’era pure la camorra
nel consorzio criminale con calabresi e corleonesi»

Al riguardo, sono illuminanti le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, che – va sottolineato – era del tutto ignaro del fatto che la ’Ndrangheta, al pari di Cosa nostra, voleva disfarsi della vecchia classe politica.

Le confidenze del boss Giuseppe Graviano
a Gaspare Spatuzza sul coinvolgimento
dei calabresi nell’attacco allo Stato

Spatuzza ha riferito che Giuseppe Graviano, nei giorni precedenti l’attentato fallito all’Olimpico di Roma (quello del 23 gennaio 1994), gli aveva detto che «gli amici calabresi si erano già mossi». Il riferimento, vista pure la circostanza temporale, è ai fatti registrati nei pressi dello svincolo autostradale di Scilla (Reggio Calabria), vale a dire all’omicidio dei brigadieri dei carabinieri, Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio del 1994.