domenica, Luglio 3, 2022
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«Stadio Maradona: il “clan” di Diego pronto a chiedere i diritti al Comune»

Un manager vicino alla ex dirigenza della Ssc Napoli, a Stylo24: l’impianto di Fuorigrotta è di proprietà di Palazzo San Giacomo ma si dà in concessione a un privato

di Giancarlo Tommasone

Anche il verde più brillante dei campi di calcio è destinato a sbiadire ed «appassire», nella dimensione in cui regnano brand, diritti di immagine, controversie e carta bollata. E’ stato così in vita, lo è ancor di più oggi, che Diego Armando Maradona, il massimo futbolista della storia, ci ha lasciati. Diego, come fu per i Beatles ai loro tempi, è oggi più famoso di Gesù Cristo: non c’è angolo del globo in cui non sia arrivata la notizia della sua morte, e dove non sia stato celebrato almeno una volta. Il ricordo, il dolore, i calcoli, camminano di pari passo e già si assiste alla lotta (silenziosa o meno) per entrare nella cerchia degli eredi del «tesoro» del pelusa. Cinque i figli riconosciuti, altri (si parla di almeno tre niños) sarebbero in procinto di provare a prendere posto nel clan, con il pass del test del Dna.

Gli eredi (il fronte è assai spaccato) entrerebbero in possesso anche dei diritti di immagine del Pibe de oro, il cui nome, Diego Armando Maradona, in Italia – ma identica cosa risulta essere in molte altre parti del mondo – è stato registrato il 10 marzo del 2008. Ciò che significa? «Che se per caso dovessi essere omonimo di Diego Armando Maradona – spiega l’esperto che ha aiutato Stylo24 nella ricerca – non sei soggetto al pagamento di alcun diritto, perché stai sfruttando soltanto il tuo nome. Cosa diversa è per altri, siano essi persone fisiche o società».

E che succede se a Maradona, come è in procinto di essere formalizzato a Napoli, viene intitolato uno stadio? Lo abbiamo chiesto a un manager molto vicino all’ex dirigenza della SscN. Vive da anni nel Lazio, lo abbiamo incontrato alla stazione centrale, poco prima che salisse su un treno veloce per tornare a casa dopo una breve puntata napoletana. E quello che ci ha detto non solo ha rafforzato la nostra ipotesi, ma rappresenta un tassello importante del piano che starebbe imbastendo parte della famiglia Maradona, per il rispetto dei diritti di immagine del Pibe.

Il rischio di una causa
per lo sfruttamento
non autorizzato del nome
e dell’immagine di Diego

«Lo stadio? Bella domanda – dice da dietro la mascherina la nostra fonte –. Diciamo che ci si sta già muovendo su questo versante». Chi è che si starebbe muovendo? «Familiari di Diego, sponda argentina, tenuti costantemente aggiornati sulle evoluzioni napoletane, da alcuni ex dirigenti della SscN colpiti dalla fatwa di Aurelio De Laurentiis». Che tipo di fatwa? «Da quanto Adl ha preso il Napoli, il passato e chi ha fatto la storia del club non esiste più, e allora, diciamo che questo è il momento per togliersi più di un sassolino dalla scarpa», risponde il manager.

«Chiariamo subito: una cosa è dedicare una piazza, una strada o un vicolo a Diego Armando Maradona: io non pago per passare su una via comunale. Un’altra è intitolargli uno stadio, che è vero è di proprietà di Palazzo San Giacomo, ma è dato in concessione a un privato, nel caso la SscN, che fa pagare l’ingresso per assistere alle partite della squadra azzurra. Un impianto intitolato a Maradona porterà lustro non solo alla città, ma alla stessa società di Adl», spiega.

Le magliette del Napoli
albiceleste che celebrano El Pibe

«E non solo, voglio sperare per lui, che De Laurentiis, per la vendita delle magliette celebrative, in tinta albiceleste col numero 10 e la scritta Maradona (la cui prenotazione, vista la grandissima richiesta sarebbe stata bloccata, ndr) abbia chiesto il permesso, tramite i legali, alla famiglia di Diego, perché pure in quel caso si tratterebbe di sfruttamento di immagine non autorizzato», continua. E allora, anche la stazione EaV Mostra Stadio Maradona, sarebbe esposta al rischio di una azione legale? «Ah, quella del murale di Maradona che sembra Max Giusti? – sorride –. Tornando seri, in effetti è così, perché anche in quel caso si tratta di una struttura di proprietà di una azienda che vive perché qualcuno compra il biglietto, e che va a trarre lustro e beneficio dall’immagine di Diego».

Il consigliere Simeone: la nostra
è una proposta che nasce dall’amore
per Maradona, nessun contatto con la famiglia

Sullo stadio da intitolare a Maradona e la possibilità di una eventuale vertenza per sfruttamento dell’immagine del calciatore, abbiamo raccolto le considerazioni del consigliere Nino Simeone, ideatore della proposta. «L’idea di intitolare lo stadio a Maradona è nata dall’amore che nutriamo verso Diego e da nessun altro calcolo», afferma.

Ma lei – chiediamo – o qualcun altro dell’amministrazione comunale, ha avuto occasione di parlare dell’intitolazione dello stadio, con qualche familiare di Diego, di chiedere un parere in merito, finanche una sorta di permesso? «Io personalmente no, e credo che la stessa cosa valga per gli altri amministratori napoletani». E – domandiamo ancora – visto che lo stadio è dato in concessione a privati, non crede che gli eredi di Maradona possano in futuro rivalersi contro il Comune e contro la Ssc Napoli, per sfruttamento  non autorizzato del nome del calciatore scomparso? «E’ una possibilità che ritengo remota, mi viene da dire ‘forzata’, ma resta pur sempre una possibilità», risponde Simeone.

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