Stylo24 inaugura la rubrica Palcoscenico Azzurro, a cura dell’attore Peppe Miale

«Siete un Organismo Giuridicamente Modificato, al di sopra delle regole, impermeabili alle nuove tecnologie, immuni da qualunque istinto di lealtà sportiva. Siete diseducativi per una intera generazione di bambini, fuorvianti per i giovani calciatori. Juventini non si nasce, si diventa. Per far parte del vostro club occorre dimostrare di saper gioire di vittorie come queste, di considerare tutto ciò un normale dibattito acceso dalla comunità sportiva. Noi non ne saremo capaci, apparteniamo a due comunità diverse, nella nostra si vince e si perde, nella nostra vince il migliore. Nella nostra, in una serata come queste, si chiede scusa, consapevoli di averla fatta grossa. L’euforia che esibite al termine di un partita del genere é la cifra di quanto artificiale e sbrigativa sia la vostra educazione sportiva.
Ammainate le bandiere, tenete giù lo sguardo, state facendo danni.
Ci vediamo a maggio, noi con i nostri valori, voi con le vostre regole». (Anonimo)

L’attore Peppe Miale

La giungla del web ha dato ospitalità, nei giorni successivi agli accadimenti di Cagliari-Juventus, alle più svariate e sicuramente eccessive disamine che, prendendo il la dalle scelte inopinate di Calvarese ha scatenato un dibattito infinito tra i tifosi di tutto l’italiano orbe calcistico ed i tifosi della Juventus, tra complessi di inferiorità denunciati da questi ultimi e affermazioni di ladrocinio reiterato nei secoli da parte dei primi. Cito e pubblico in apertura di questo mio intervento, un post, pare, di matrice cagliaritana, non perché ne condivida in toto i contenuti ma giusto per avere un riferimento che si avvicini in larga misura al pensiero degli anti-juventini. Ora. Io non ho piacere che i toni si elevino in senso negativo, anche perché di calcio si parla e credo sia necessario non dimenticarsene mai.  Comprendo però che questo post da me ripreso sia inviso e susciti reazioni forti nei sostenitori bianconeri  ed in tal senso li comprendo in quanto tifosi come noi altri.
Anche “loro” lo sono e noi “altri” dobbiamo comprenderli con un minimo di seppur antipatica solidarietà.

L’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri


Con il massimo della serenità provo a dire. Credo che il punto in questione sia un aspetto che l’ambiente Juventus nel suo complesso (calciatori dirigenti tifosi… tutti) fatica a comprendere: il calcio è meraviglioso perché è come la vita, laddove non è detto che il più forte vinca. Il bello di questo sport è la sua assoluta capacità di essere specchio della vita. Nel calcio conta la fortuna, il momento, la circostanza. Esattamente come nella vita. E nella vita si vince per merito, ma anche per fortuna momento e circostanza. “Il pallone è rotondo, la palla oggi non vuole entrare, etc. etc.”, tutti i luoghi comuni sul nostro sport (cerco volutamente una sorta di comunanza con loro… 
ehehehehe) rimandano all’imprevedibilità dello stesso che ne è anche la forza ed il fascino.

L’attaccante azzurro, Lorenzo Insigne


Miralem Pjanić
 afferma con serenità: “Tutto sommato il rigore c’è però l’importante è che abbiamo vinto e abbiamo portato i tre punti a casa perché comunque siamo più forti”. Che non è in sé un concetto totalmente sbagliato, ma stride fortemente con il mio assunto (non vince sempre il più forte!… e vivaddio!) ma che rimanda negli anni a Juventus-Roma 2014 -2015 oppure a Torino-Juventus del 2015-2016 o a tante altre partite che hanno indirizzato campionati che poi, ma solo poi, la Juventus ha vinto nettamente e con merito perché è oggettivamente superiore. Domanda: Ma… se quella situazione fosse andata diversamente? Quante sliding doors hanno nei secoli dei secoli favorito la Juventus – mai ricordando a memoria di tifoso ma anche di sportivo – una sliding door per loro negativa?
Io non sono tra coloro che pensa alla malafede, per quanto, le sentenze emesse negli anni dai tribunali sportivi non siano controvertibili. Credo alla buona fede degli arbitri e per converso alla limpidezza del sistema. Sempre. Anche perché  altrimenti mi sentirei un imbecille a vedere le partite sperando in un risultato o in un altro. Ma la sudditanza verso le maglie bianconere che si traduce in un certo modo di arbitrare la Juventus, sostanzialmente mai lesivo della stessa, esiste da sempre. Anche quando non direttamente coinvolto in quanto tifoso del Napoli non ho potuto esimermi dal notarlo. E posso rassicurare il popolo juventino che per quanto detesti (sempre sportivamente parlando) un po’ di più la Juventus, non detesto tanto di meno il Milan piuttosto che l’Inter piuttosto che la Roma. Ma la sensazione di combattere con i bianconeri ad armi non totalmente pari risale alla notte dei tempi e non è sportivamente gradevole. Io non penso mai che la Juventus rubi.

Adorerei che qualche volta, in quantità statisticamente ragguardevole, la Juventus pensasse di essere stata derubata. Vorrei che, ogni tanto, ma in quantità statisticamente ragguardevole, i suoi tifosi insorgessero in virtù della sensazione di essere stati fortemente defraudati.

Vorrei che anche loro, anche solo per una volta (ma sarebbe corretto e giusto che lo fossero per più e più volte) fossero tifosi di una squadra che in un minuto subisce un rigore ingiustamente non dato (RonaldoJuliano o AlbiolBonucci) e un rigore ingiustamente dato (CuadradoReina). Perché mi farebbe piacere che anche loro comprendessero. Vorrei che non si abbassassero ad essere meno competenti di quanto siano (e lo sono… in tantissimi) assimilando il mani di Bernadeschi a quello di Mertens.

Dries Martens

Vorrei che non tacciassero di vittimismo i loro colleghi carinamente (eufemismo) mostrando i muscoli della loro infinita e meravigliosa bacheca. Vorrei sentirli più vicini per similitudine di quanto non vogliano e debbano essere lontani per coda di paglia costante ed irrinunciabile. Perché poi, ed è la verità, sono più forti e chi capisce di calcio lo sa e non ha difficoltà ad ammetterlo.
Chiedo ai colleghi di tifo bianconeri e lo chiedo con affetto: non sareste contenti per una volta di vincere senza dovervi scusare nell’intimo della testa sul cuscino?
                                                                                            Azzurramente, Peppe Miale