“La tenerezza è una virtù rivoluzionaria”
Renato Carpentieri, 21 marzo 2018, vincitore del David di Donatello quale migliore attore protagonista.

Renato Carpentieri

Io vorrei essere Maurizio Sarri.                                                                                      Credo che decidere di parlare, oggi, di Maurizio Sarri, sia un errore macroscopico. Per quanto sia ovviamente io stesso fautore di questa scelta, cionondimeno mi pongo davanti al foglio bianco con lo stesso spirito con cui genialmente decise di porsi Massimo Troisi davanti al giornalista Gianni Minà, il 17 maggio 1987. Minà, soltanto sette giorni dopo il matematico conseguimento della vittoria dello scudetto, si recò nella casa romana di Troisi, per raccogliere le sue impressioni sull’impresa. E Troisi, magnificamente smarrito, era lì a considerare e a segnalare di uomini e cose protagoniste del successo, facendo precedere o seguire il tormentone “è già stato detto che…?”. Questo fino a quando, esasperato e vinto, rimproverava Minà, reo di averlo interrogato solo dopo sette giorni: “È normale Minà, che è stato già detto! Tu mi viene a’ intervistà sette juorne addoppe!!!”. Chiudeva poi, sicuro di dire qualcosa di unico, raccomandando i Napoletani di festeggiare felici per le strade, mai dimenticando, prima di uscire di casa, di chiudere la luce e il gas…

Ecco io non ho il genio di Troisi, quindi mi chiedo: che dire del nostro Comandante che non sia stato già detto? Che dire se non un sincero e infinito “Maurizio noi ti vogliamo bene!?”. Cosa dire di un uomo che vive per una Idea, un’idea di calcio certo… nulla di fondamentale in riferimento a tutte le cosiddette coseimportantidellavita…

sarri napoli
Il Comandante Sarri

Eppure Maurizio crede fortissimamente che l’Idea, anzi un incondizionato perseguimento della stessa, possa essere una ragione di vita. O almeno quel qualcosa da inseguire affinché la vita possa avere un senso. E alla non tenerissima età di quaranta anni, lascia il sicuro per l’insicuro; lascia il ben remunerato e tranquillizzante posto di lavoro in banca per scommettere sul sogno, diventare un bravo allenatore di calcio. E il Tegoleto che allenava in quel momento, diventa presto una Sangiovannese e poi un Pescara e poi un Arezzo e poi e poi…. e poi un Empoli fino ad essere Il Napoli, la serie A.

Lorenzo ‘Il Magnifico’ Insigne

Quel Napoli, per cui lui, toscano nato incidentalmente a Bagnoli, faceva il tifo da bambino. E qui il sogno sconfina nella favola…. Nei venti anni di scalata professionale, Maurizio non cambia. Rimane quello della prima ora. Certo migliora, come tutti quelli baciati dal talento. Ma il talento da solo non basta. Ci vuole anche il talento della volontà. È necessario avere costantemente la percezione che solo una feroce applicazione può sublimare un pensiero o una magnifica intuizione. Immagino che i quattro difensori del Tegoleto soffrissero, allora, le stesse maniacali richieste di esercitazione che oggi devono sostenere i nostri Albiol e Koulibaly… Immagino che già i giocatori del Tegoleto non potessero toccare la palla più di due volte….

albiol calcio napoli
Raul Albiol

Immagino che gli euclidei triangoli con cui avvicinarsi alla porta prima di colpire mortiferi fossero già all’epoca richiesti ai Mertens ed agli Insigne del Tegoleto…. Immagino quelli del Tegoleto che, all’inizio, rimpiangevano quei magnifici rinvii oltre la metà campo per difendere un immeritato 0 a 0…. Immagino la tenerezza …. Ecco … la tenerezza …. La tenerezza del Comandante…

Dries Mertens

Il sorriso di Maurizio Sarri mi è parso di rivederlo nel sorriso di Renato Carpentieri. Renato Carpentieri è, da anni, non da ieri e neanche dall’altro ieri, un magnifico attore insignito in questi giorni del massimo riconoscimento possibile per chi pratica questa antica Arte. Gli è stato assegnato il premio David di Donatello quale migliore attore protagonista, per la sua interpretazione de “La Tenerezza” di Gianni Amelio. Renato è un attore di 74 anni, e ha vinto. Ha vinto per chi non sa e non conosce. Ma come Maurizio aveva già vinto. Ha vinto quando ha scelto di inseguire il sogno mai tradendo le proprie scelte, mai piegando il proprio talento a scelte di lavoro che ne inquinassero la purezza.

L’attore Peppe Miale

Ha vinto perché inseguire l’Idea è di per sé una scelta vincente. Vale per chi ha vinto un David, e per chi rischia di vincere uno scudetto. Vale anche per tutti quelli che, vittoriosi o sconfitti, rispettano i propri sogni. Vale per tutti noi. Vale per me. Vorrei essere Maurizio Sarri. Vorrei essere Renato Carpentieri. Ma è necessario con tutte le mie forze, che provi ad essere Peppe Miale. E che il Napoli provi ad essere il Napoli.
E allora, con tenerezza, facciamo la rivoluzione. Arriviamo al Palazzo.                                                                                                                         AzzurramentePeppe Miale

Le altre puntate di Palcoscenico Azzurro: Uno, Due, Tre, Quattro, Cinque, Sei, Sette, Otto, Nove