di Giancarlo Tommasone

Ha smesso di scrivere di calcio perché, dice, «sarebbe stato impossibile continuare a lanciare un messaggio sociale». A parlare è Livio Varriale, giornalista e scrittore. A Stylo24 racconta il suo pensiero sui fatti che hanno portato al deferimento di due ex tesserati azzurri (Paolo Cannavaro e Salvatore Aronica) e di Pepe Reina (il portiere in procinto di trasferirsi al Milan).

Livio Varriale
Livio Varriale

Amicizie di calciatori con imprenditori chiacchierati, ci risiamo. Reina, poteva stare più attento?
Una premessa: le persone coinvolte nell’inchiesta sono da considerarsi presunte innocenti fino a prova contraria. Ciò non toglie che un simbolo del Napoli e di Napoli (come continua a essere considerato il portiere spagnolo) avrebbe dovuto essere più accorto. E il fatto che non abbia letto il codice etico fornito dalla società – così come avrebbe riferito ai magistrati – non rappresenta una scusante. Anzi, è una mancanza, perché sapeva della sua esistenza e non lo ha preso in considerazione.
Una mancanza nei confronti di chi e che cosa?
Nei confronti della società, prima di tutto, ma anche della città, a cui ha dichiarato più volte amore.
Oltre a produrre un codice etico, che cosa può fare una società di calcio per impedire che si verifichino tali «imbarazzanti» circostanze? Il Napoli poteva stare più attento?
Il presidente De Laurentiis aveva avvisato Reina un anno fa, durante la famosa cena organizzata dalla società per festeggiare la stagione appena conclusa. Effettivamente, però, il portiere non ha colto il messaggio. Bisogna pure sottolineare che le società tengono sotto controllo i propri tesserati, ma non possono evitare, a priori, certi tipi di contatti. Ci sarebbe bisogno di altre regole, di altri interventi.
Da parte di chi?
Sicuramente un ruolo importante dovrebbe averlo la Federazione (Figc, ndr). Che potrebbe istituire una task-force per contrastare ogni tipo di illecito sportivo. Da questo punto di vista, però, si è innescato un corto circuito: perché si lamenta la mancanza di fondi. E tutto ciò è un controsenso e fa male al mondo del calcio e a chi continua a seguirlo. Voglio dire: in un settore che continua ad attrarre investimenti e a produrre flussi economici importanti, un mondo in cui, forse di soldi ne girano troppi, non c’è denaro per organi di controllo.
Riguardo al rapporto di Reina con i fratelli Esposito, e al fatto che l’amicizia è continuata anche dopo il loro arresto?
Il portiere del Napoli avrebbe dovuto agire soprattutto per opportunità e non lo ha fatto. Non ha tenuto in considerazione gli input del presidente, non ha considerato che talune persone erano state arrestate, non ha considerato gli eventi, né le notizie di stampa. Si è fidato del sistema che lo ha portato ad essere sovraesposto. Non ha considerato che in quanto simbolo di una squadra e finanche di una città, avrebbe dovuto stare attento a non porgere il fianco, ricoverato rispetto ai rischi che si corrono ad essere un calciatore. Lui non lo ha fatto e secondo me, il suo comportamento – indirettamente – non ha fatto fare una bella figura alla squadra e alla città di Napoli.