La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli (Aristotele)

Primo marzo 2013, campionato 2012-2013, ventisettesima giornata, stadio San Paolo. Il Napoli, secondo in classifica a sei punti di distanza, affronta la capolista Juventus in un crocevia decisivo per le sorti del campionato. Ci si reca allo stadio con il cuore gonfio di speranza, una vittoria ci consentirebbe di avvicinarli, magari di minare le solidissime certezze, pilastri del loro imperioso cammino, chissà… Il San Paolo ribolle di entusiasmo, un Vesuvio meravigliosamente «coreografato» si staglia sugli spalti, rutilanti cori speranzosi, Paolo Cannavaro, Marek, Cavani si riempiono il cuore di un affetto sconfinato, fiduciosi di trasferire tanta energia positiva contro il nemico ma…

hamsik
Il capitano Marek Hamsik

Ma la partita inizia e non c’è tifo che tenga, non c’è soggezione di sorta cui sembrano potersi consegnare i campioni bianconeri, quella sera ancora più terribili perché  in tenuta di gioco totalmente nera. Il terreno di gioco è di loro proprietà. In un amen Chiellini porta in vantaggio la Juventus, ma non è il punteggio a deprimere le speranze azzurre. È il dominio incontestabile del gioco, è la superiorità a lasciarci silenti e depressi, finanche ammirati.

Gokhan Inler

Sul finire di un primo tempo che definire di sofferenza è puro eufemismo, improvviso e fortunoso avviene il pareggio di Inler, che fa esplodere lo stadio più di attonita sorpresa che di gioiosa esultanza. Si va al riposo e sulle scale della curva si commenta l’evento tra un Borghetti, un panino ed una canna fumata di riporto. Dico che loro ci hanno dominato, ma che il Napoli orgoglioso si è aggrappato alla partita come un naufrago dell’Ottocento all’ultima scotta che lo tiene legato al vascello nei marosi della tempesta. Dico che, in fondo, non c’è nulla di male a vincere immeritatamente.

La mossa di karate di Pjanic, Orsato non estrae il secondo giallo

Tutti, giuro, tutti i tifosi appollaiati attorno a me, sorrisero amari e mi regalarono uno stiracchiato sì. In quel momento pensai che dovevano essere gli stessi che avevano fatto partire uno straordinario applauso al Milan che ci aveva raso al suolo giocando un calcio fantastico il primo maggio del 1988, nel giorno più triste di sempre per i tifosi del Napoli. La Juventus nel secondo tempo ci tenne lì, non fece molto altro, non ebbe neanche bisogno di Orsato, che pure c’era. Oddio… sul finire della contesa, diede un recupero di soltanto un minuto, uno come neanche Gonnella nella finale Argentina Olanda del 1978 sotto minaccia armata del dittatore Videla… ma insomma rispetto ad oggi non c’è di che lamentarsi. La partita finì con un pareggio che in pratica consegnò il titolo ai bianconeri, sempiterni assassini dei nostri sogni. Il ritorno a casa fu triste, ma davanti al merito ed alla superiorità, la delusione si mescolò ad una sacrosanta accettazione dell’equo risultato.

Dries Mertens

A tre giornate dalla fine del campionato di calcio 2017-2018, si torna metaforicamente a casa ancora secondi, ancora tristi, ma con l’animo e lo stomaco sconquassati dall’ingiustizia. E dalla vittoria di chi non merita. Il Merito è etico. Il Merito è necessario nello sport. Il Merito, in questa vittoria juventina, non c’è. È totalmente assente. La classifica non risponde ai valori espressi in campo. I punti che la nostra rivale ha in classifica, non sono legittimi. Sono figli illegittimi della Juventus e dei suoi amanti occasionali: Orsato a Milano, Calvarese a Cagliari, Banti a Roma, Guida a Firenze.
Più per prevenzione di pusillanimi obiezioni che per convinzione, concedo che il Napoli ha forse avuto una scappatella a Crotone con Mariani, ma fu più leggera infatuazione che sesso acrobatico con ufficiali di gara, peculiarità di NostraSignoraDegliScudettiImmeritati.

Il Comandante Sarri

E non è per un caso che la metafora di chi scrive appropinqui la parola sesso, piuttosto che la parola ladrocinio o quella complotto. Io credo alla limpidezza di ciò che vedo, almeno fino a prova contraria. Sono garantista. Anche e soprattutto per coerenza con me stesso: credessi che quello che vedo è in qualche modo pilotato, mi appassionerei al wrestling. No. Io non credo che la Juventus rubi le partite.
Credo che la refurtiva cada nelle loro tasche causa inerziale arbitrale terrore. Io credo che gli arbitri, nei riguardi della Juventus, abbiano l’atteggiamento riverente e tendenzialmente consenziente che ha un attore col proprio capocomico, un impiegato col proprio dirigente, ‘nu guaglione ‘e barbiere co’ masto suoie.

L’attore Peppe Miale

Non riescono a dirle di no. Peggio…. Con ogni singolo atteggiamento, con ogni più piccola scelta, fosse anche un fallo laterale sul cinque a zero per loro, si adoperano alacremente e indefessamente per guadagnarsi un suo sorriso. In questi giorni tristi, qualche tifoso juventino mi ha scritto di non essere felice di vincere così. La maggior parte di essi invece lo è, temo addirittura goda dell’immeritato trionfo. Adoro i primi. Non ho nessuna stima dei secondi. Quelli rimasti in mezzo al guado vivono di ignavia e di contabilità di scudettivintiinognimodolimportanteèchesivincano. Perché «alla  Juventus vincere non è importante. E’ l’unica cosa che conta!». Detto di bonipertiana memoria, che più lontano dal concetto di etica non si sarebbe potuto immaginare.

Arek Milik

Sono giorni tristi perché chi merita di vincere non merita di perdere. E sono tristi perché al danno si aggiunge la beffa. Il mediatico compiacente etere, sottesamente non colorato, segnala il difetto che non c’è per instillare il dubbio sul Merito: ma se la società… ma se Sarri… ma se i giocatori… ma se il pubblico non avesse festeggiato Torino…  A tali eresie, visto che la fede doriana del compianto Villaggio ci impediscono di prorompere nel mitico «La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca», cosa che tra l’altro non c’entra nulla con l’argomento trattato, ci sia almeno consentito un fragoroso e necessario «ma iate tutt’ quant’ a ffanculooooooo!!!».
La società è stata perfetta, il Comandante geniale, i ragazzi eroici, il pubblico meraviglioso. Ma niente… i soloni in canottiera bianconera ci dicono che bisognava fare di più… E’ giusto. La società avrebbe dovuto mettere a disposizione del Mister una squadra che facesse più del proprio record storico di punti, il Comandante avrebbe dovuto avere l’intelligenza di far giocare Milik e Ghoulam pure infortunati, i ragazzi avrebbero dovuto vincere tutte le partite pareggiate e di pareggiare le tre perdute, il pubblico avrebbe dovuto essere triste dopo l’impresa di Torino.

Faouzi Ghoulam

Così saremmo stati signorilmente compunti dopo il volo di Kalidou e signorilmente vessati dopo la leccaculesca direzione di Orsato. Certo è giusto… E’ tutto giusto… Ebbene No. Mi dispiace ma proprio no. Noi continueremo ad esultare per quell’impresa perché è l’impresa del più forte. Noi abbiamo esultato così felicemente perché quella vittoria è stata la vittoria di chi ha meritato. E’ stata la vittoria della Bellezza. Quella vittoria è stata madre di una festa bellissima, ma non sarà madre della NOTTE DEI SOGNI GIUSTI del 20 maggio. Non lo sarà, perché la classifica certificherà altro. E noi alla classifica certificata teniamo parecchio. Ed a sanare la nostra ferita, non basterà sapere che la classifica è falsa. No. Stavolta davvero non basterà.

Azzurramente, Peppe Miale

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