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di Francesco Monaco

Al Palazzo no, lì, purtroppo, non è riuscito ad arrivare, persosi, verrebbe meglio dire trattenuto, in quell’albergo di Firenze trasformatosi nell’immaginario collettivo del tifoso napoletano nell’Overlook Hotel, con Higuain, Pjanic e Orsato novelli fantasmi in grado di travolgere e stravolgere completamente il mondo partenopeo. Al Palazzo no, dicevamo, ma sull’Enciclopedia Treccani sì. Lì il Sarrismo, da ieri, c’è. Consegnato alla storia della lingua italiana tra i suoi neologismi. Ulteriore testimonianza di come la filosofia di gioco del tecnico di Figline Valdarno, ma con nelle vene a battere forte il sangue di Bagnoli, abbia significato e rappresentato qualcosa in più. Un “metodo”, come viene definito, che può andare al di là anche del suo stesso allenatore e dello stesso Napoli. Battuto proprio nella debacle di Marassi dalla Sampdoria, attraverso un’idea che di sarriano e del Sarrismo aveva molto. D’altronde Giampaolo di Maurizio Sarri è da sempre allievo da primo banco.

Napoli osserva, nel frattempo, con un misto di orgoglio e nostalgia. Ripensando a ciò che è stato e a ciò che sarebbe potuto essere, ma che si è fermato in quel “maledetto hotel”, per restare in tema di citazioni. Al suo Comandante che è passato dal mare partenopeo alla City londinese. Che, per il momento, si trova lassù in Premier League. Davanti a Guardiola, Mourinho, Emery, Klopp. Questi ultimi due persino prime scelte per Aurelio De Laurentiis nella caccia forsennata al dopo Benitez. I tifosi non smetteranno mai di ringraziare, loro come i vari Montella e Mihajlovic, per quel rifiuto che è stato alla base dell’arrivo di Maurizio Sarri.

Grazie al quale oggi si sono svegliati un po’ più fieri. Consci di come un giorno potranno raccontare a figli e nipoti di aver visto il Napoli più bello della storia. Forgiato da un patto scudetto in una notte d’agosto cui è mancato (o è stato fatto mancare) davvero troppo poco per non essere tale. Guidato da un Comandante che ha segnato la storia azzurra come meglio di lui solo Diego Armando Maradona aveva saputo fare. E poco importa che, a differenza del D10S di Villa Fiorito, non abbia lasciato in bacheca alcun trofeo. In fondo, il motto per cui “vincere è l’unica cosa che conta” dalle parti del Vesuvio ha sempre suscitato un innato fastidio culturale, sportivo e anche umano.

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