“Maurizio, parlo a te: eri il mio condottiero, depositario di valori che forse ancora ti appartengono, ma non sei piu’ simbolico. Dove c’era un Comandante vedo solo un uomo molto bravo a organizzare una squadra di ragionieri. Sei andato con loro, col potere che giocavamo a sfidare”. Lo scrive su Facebook il cantante Anastasio, commentando il passaggio di Maurizio Sarri alla Juventus. Prima della sua partecipazione e vittoria all’ultima edizione di X Factor, il giovane rapper napoletano (che all’epoca si faceva chiamare Nasta) scrisse la canzone “Come Maurizio Sarri”, inno al Sarrismo che gli diede la prima vetrina di popolarita’, prima appunto del trionfo allo show tv.

Anastasio e Sarri

“Non lo so se siamo stati noi a costruire tutto – scrive Anastasio – o se anche tu ti sentivi parte della rivoluzione, so solo che si e’ rotto il gioco, e’ morta una favola. Pazienza. Il mio Napoli, ad esempio, nel concreto non ha alcun romanticismo, l’SSC Napoli e’ un’azienda, ovvero l’antipoesia, ma diventa romantica nella favola che ogni tifoso vi proietta, e’ tutto un gioco, lo sappiamo. Ma se togli la favola muore la passione, e muore il calcio, i ventidue guerrieri in campo diventano ventidue ragionieri in mutande che rincorrono un pallone, il prestigiatore svela il trucco”. Anastasio aveva incontrato Sarri nel suo ultimo anno a Napoli e dopo il successo del brano. Il tecnico gli aveva poi inviato un videomessaggio di in bocca al lupo da Londra durante X Factor. Nel loro incontro, Sarri aveva autografato una sigaretta di Anastasio: “La sigaretta la rompero’ per una buona causa, promesso”, chiude il suo post Anastasio.

 

Sarà modificato il film sul sarrismo

“Maradona e’ l’unico che e’ rimasto sempre fuori dal sistema dicendo no alla Juventus come a Blatter, senza mai sedersi a quei tavoli. Resta un’icona. Sarri ha avuto a Napoli per un po’ di tempo la stessa popolarita’ di Diego. Ma alla fine dopo aver propugnato ‘l’attacco al palazzo’ e’ andato a lavorare in quel palazzo”. E’ cosi’ che Massimiliano Gallo, attore e autore cinematografico, spiega la sua amarezza nel giorno dell’ufficializzazione di Sarri alla Juventus. Gallo nell’ultimo anno ha realizzato un documentario “Maurizio, il Sarrismo – Una meravigliosa anomalia”, che pochi giorni fa e’ stato presentato al Biografilm Festival di Bologna e che ora potrebbe essere modificato, dopo aver anche rischiato di essere ritirato. “Abbiamo pensato – conferma Gallo – di ritirarlo e dopo la proiezione di Bologna stiamo ancora decidendo se collocarlo e come. La scelta di pancia sarebbe chiuderlo in un cassetto. Ma la testa ci dice che si tratta di un bel racconto a cui abbiamo lavorato un anno. Andra’ rivisto e rimontato ma il racconto non va cancellato. Faremo una riflessione e poi capiremo dove proiettarlo, anche a Napoli”. Gallo si sofferma soprattutto sul messaggio che arriva dalla vicenda e sulla creazione del mito del “Sarrismo”, termine inserito perfino nell’enciclopedia Treccani. “Non e’ un messaggio bello che diamo ai giovani – spiega – perche’ e’ come dire ai ragazzi che niente vale, giustificandolo con le scelte professionali. Ultimamente si dice che le icone sono pericolose, ma io voglio crederci nelle icone e se non e’ piu’ possibile farlo nel calcio mi allontanero’ dal seguirlo, perche’ sapere che sono solo professionisti che giocano e allenano toglie la passione”. L’attore sottolinea che “I napoletani – dice Gallo – non hanno proiettato da soli l’immagine di Sarri come Che Guevara”, come comandante. E’ stato lui per tre anni a dare un’immagine precisa, da abile comunicatore, ha parlato di “attacco al palazzo” di dover avere “maglie a strisce” per avere i rigori. “Anche Lippi ha allenato a Napoli e poi e’ andato alla Juve ma qui e’ ancora molto amato, perche’ ha sempre tenuto un atteggiamento neutrale, professionale, se hai un’idea di professionismo allora e’ meglio non fare dichiarazioni del genere in una piazza calda come Napoli, dove ora Sarri penso non sara’ il benvenuto. So anche che molti tifosi juventini non apprezzano il suo arrivo e a quelli di loro che mi stanno scrivendo sui social dico che non sono parole contro i bianconeri, ma sul mito costruito da Sarri e poi demolito da lui stesso”.