di Giancarlo Tommasone

Lota, dal latino lutum (sostantivo neutro, seconda declinazione). Termine che indica melma, fango e in senso figurato: uomo abbietto, miserabile, sudicione. Lota, così è stato appellato il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, da un giovane tifoso partenopeo, che ha avvicinato il numero uno del club azzurro con la scusa di fare un selfie, e invece lo ha immortalato in un video che è diventato virale in poche ore, clip che alla fine si chiude con la richiesta da parte del supporter, evidentemente scontento, di «acquistare calciatori».

Non lo avesse mai fatto. Uno sberleffo è diventato
un caso, provocando l’indignazione
della stragrande maggioranza di addetti ai lavori
e del «tifoso medio» partenopeo.

Che si sono schierati compatti a difesa di De Laurentiis, vittima di un «vile agguato» (è stato detto e scritto anche questo). L’autore del video è stato messo alla berlina, insultato sui social, e rischierebbe perfino il posto di lavoro. Ma nei fatti, il ragazzo ha contestato il presidente di una squadra che ha fallito miseramente tutti gli obiettivi fissati all’inizio della stagione: campionato che è apparso segnato già a ottobre (dopo appena 10 partite); eliminazione dalla Champions; percorso in Coppa Italia terminato con la disfatta del Meazza; fine dell’avventura in Europa League (sconfitta casalinga con l’Arsenal). Gioco espresso non pervenuto, carattere e orgoglio, nemmeno. A parte il presunto episodio di «lesa maestà» dei giorni scorsi, ci chiediamo: di quali mezzi dispone un tifoso per contestare la proprietà della squadra che ama?

Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti a Dimaro

Se allo stadio viene esposto uno striscione dai contenuti più espliciti, interviene la Digos; se dalle curve si alzano cori contro il presidente, si parte con l’indignazione generale e con la caccia ai capi rione; se uno scrive quello che pensa sul proprio profilo social e usa parole un po’ più colorite è passibile di querela. Se vuole intervenire in radio per criticare la società, non trova spazio, men che meno viene preso in considerazione, se scrive a un giornale per vedere pubblicato il suo intervento.

Se una voce fuori dal coro si propone per essere invitata a una trasmissione televisiva, vede la sua richiesta bocciata. Focalizzando l’attenzione sulla «grave offesa» subita dal presidente, ricordiamoci che il patron del Napoli, è sicuramente quello che si ricorda (nella storia del club) per il maggior numero di uscite volgari. Ne riportiamo qualcuna: a luglio del 2011, mentre si compone il calendario della Serie A 2011-2012, De Laurentiis scontento per le sfide difficili del Napoli a ridosso degli impegni di Champions, si rivolge ai vertici della Lega presenti e ai rappresentanti delle altre società di calcio affermando: «Siete delle merde» e lascia gli studi di Sky.

Gennaro Montuori
Gennaro Montuori

Simile formula viene utilizzata dal presidente anche nel 2016 (a luglio, siamo a Dimaro), «vittima» della reazione del patron è Gennaro Montuori, alias Palummella, che a una domanda sullo scudetto, si sente rispondere: lei ha già vinto, 12 anni fa, lei era nella merda, nuotava nella merda.

In precedenza il San Paolo, tempio dei tifosi azzurri, era stato definito dal presidente, «un cesso» (settembre del 2015). Concetto ribadito («il San Paolo è un cesso sempre più cesso») in tempi più recenti, ad agosto del 2018, dalle frequenze della radio ufficiale del Napoli, Kiss Kiss. Sempre ad agosto scorso e sempre su Radio Kiss Kiss, si registra l’uscita contro i tifosi scontenti: «Mi contesta solo qualche drogato o malato che non capisce di calcio. Ma poi chi sono questi tifosi? Non sono i 40 milioni nel mondo, ma qualche malato, drogato che non capisce nulla», dichiara De Laurentiis, per il quale, «a Napoli c’è il gusto del pezzotto, vogliono spendere i miliardi di euro per compare i giocatori, ma poi si fanno il pezzotto, spingono ai tornelli per entrare».

Finiamo con le uscite del presidente
rendicontando su un’altra «offesa» a uno
dei simboli di Napoli, la pizza: quella romana
è più buona di quella napoletana.

Ha detto il patron, a dicembre del 2018. Ciononostante non ci sembra che De Laurentiis, tranne rarissimi esempi, sia stato oggetto di critiche feroci da parte degli addetti ai lavori per quanto di volgare e «offensivo» espresso durante tutti questi anni. Di contro ha trovato un esercito di difensori indignati quando è stato contestato dal giovane supporter, che in effetti, lasciando stare la circostanza della «lota», si è fatto portavoce di una insofferenza, gli ha detto una cosa che molti tifosi avrebbero voluto dirgli: bisogna comprare i calciatori per rinforzare la squadra, perché altrimenti non si va da nessuna parte.

Ma alla fine il presidente ha incassato la solidarietà e l’appoggio di giornalisti e testate, che da sempre ne tessono le lodi, restando così nelle grazie della società e del suo patron, ottenendo, ad esempio il pass per le conferenze stampa a invito, qualche intervista e qualche notizia in esclusiva, il «privilegio» di viaggiare in aereo con la squadra, l’accredito in Tribuna Stampa allo stadio San Paolo. E allora assistiamo a post come quello di Peppe Iannicelli di Canale21, che così scrive su Facebook, alle 19.52 del 19 aprile: «Totale solidarietà al Presidente ADL che ha subìto un vile agguato social da un delinquente farabutto che ha offeso lui e tutta Napoli. E schifo totale per chi ride o plaude di questa porcheria».

Il messaggio è condiviso immediatamente da Umberto Chiariello (anche lui giornalista di Canale 21, che tra l’altro fu minacciato di querela dallo stesso De Laurentiis, relativamente al caso Cavani) sul proprio profilo. Nelle scorse ore, poi si registra l’ennesimo articolo filo proprietà de «Il Napolista», che tenendosi ben lontano dal parlare dell’ormai famoso video (men che mai lo ripropone), invita chi contesta il presidente azzurro a crearsi una propria squadra. Fa sorgere invece degli interrogativi il silenzio adottato da altri giornalisti, embedded (corrispondenti di guerra aggregati alle truppe, ndr) che si schierano notoriamente dalla parte di Aurelio De Laurentiis, o di quelli che esternano sempre la loro opinione, con puntualità svizzera, su ogni argomento che ha a che fare con il Calcio Napoli. Ne citiamo alcuni: Paolo Del Genio, Raffaele Auriemma, Carlo Alvino, Valter De Maggio, Anna Trieste.

Perché non sono intervenuti sul video
del tifoso contestatore? Hanno preferito astenersi,
per non difendere il presidente?
Oppure per non difendere il tifoso?

Quest’ultimo, lo ribadiamo, ha esternato una frustrazione che è comune a molti supporter e anche a un folto gruppo di giornalisti filo De Laurentiis, frustrazione e insofferenza verso le scelte della società, che naturalmente nel caso dei giornalisti, non possono emergere, per chiari motivi di opportunità. Tornando al famoso video, la performance del tifoso scontento, prende spunto da quelle che hanno visto «vittima» Matteo Salvini.

In quel caso abbiamo notato molte persone che oggi puntano il dito contro il supporter contestatore definendolo addirittura «vigliacco», inneggiare ai ragazzi che avevano teso lo stesso tipo di «trappola» al vicepremier. Conosciamo la considerazione (non certo positiva) della stragrande maggioranza dei tifosi partenopei nei confronti del leader della Lega, e quindi facciamo un ulteriore esempio.

Mettiamo il caso in cui, un ipotetico tifoso napoletano incontri il presidente di una ipotetica squadra del Nord, che provochi insofferenza e frustrazione perché da più anni vince lo scudetto, rubando sul campo, protetta da arbitri complici. Il tifoso chiede al presidente di fare un selfie, e una volta agganciatolo, lo filma dicendogli: non sono mai stato vicino a una grande lota come te. La vuoi finire di rubare? Ci chiediamo: diventerebbe o no, l’eroe di tutti i napoletani che si sentono defraudati?