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Cinque ultrà dell’Inter e del Varese condannati per rissa e lancio di oggetti pericolosi. È finita così la prima tranche del processo, celebrato con rito abbreviato, per alcuni dei protagonisti della maxi rissa scoppiata il 26 dicembre all’esterno di San Siro tra i supporter nerazzurri con l’aiuto delle tifoserie gemellate del Varese e del Nizza e i supporter del Napoli. Proprio durante quei tafferugli, all’angolo tra via Fratelli Zoia e via Novara, Daniele ‘Dede’ Belardinelli è stato travolto da una o due auto ed è morto poco dopo in ospedale. Il giudice Carlo Ottone De Marchi ha inflitto la pena più alta, 3 anni e 8 mesi, al 49enne Nino Ciccarelli, capo dei Viking, gruppo di punta del tifo nerazzurro. Anche il ‘Rosso’ Marco Piovella, figura di spicco dei Boys, altra componente storica della curva interista, è stato condannato, a 2 anni e 10 mesi.

Tre anni sono stati inflitti a Alessandro Martinoli, ultrà del Varese, tifoseria gemellata a quella interista, che il giorno di Natale era a casa di Belardinelli per pianificare l’agguato di Santo Stefano alle auto guidate dai tifosi napoletani. Più lieve la condanna per altri due ultrà nerazzurri, Francesco Baj e Simone Tira, che dovranno scontare entrambi 2 anni e 6 mesi. Tutti e 5 i tifosi hanno anche avuto il Daspo per 8 anni. È andata meglio a Luca Da Ros, anche lui frequentatore della curva dell’Inter, che da subito però ha collaborato con gli inquirenti e patteggiato una condanna a 1 anno e 10 mesi.

 

Parlano di condanne “congrue” gli avvocati Mirko Perlino e Antonio Radaelli, legali di alcuni imputati. I tifosi nei prossimi giorni verranno tutti scarcerati – ad eccezione di Ciccarelli -, perché hanno avuto condanne inferiori ai 3 anni. Per lui, invece, il giudice dovrà fare “alcune valutazioni”. Non è voluta entrare nel processo “agli amici fraterni del marito” la vedova di Belardinelli che, come ha spiegato il suo avvocato, Caterina Monestier, punta solo ad avere giustizia. Resta aperta l’indagine per arrivare ad individuare gli altri ultras che hanno partecipato agli scontri – gli indagati sono in tutto una ventina – e quella per individuare la macchina o le macchine della carovana di tifosi napoletani che hanno investito Belardinelli, fratturandogli il bacino e uccidendolo. Tutte le persone coinvolte nell’indagine sono anche accusate di omicidio volontario, reato che non era in questo processo.

 

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