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di Francesco Monaco

Si è preso il Napoli Carlo Ancelotti. E lo ha fatto a modo suo, ma, forse, ciò che conta di più, lo ha fatto nella settimana più importante. Quella che porta alla sfida con la Juventus. Una gara che non potrà mai essere come le altre, ma che questa volta ha dalla sua anche la differenza in classifica che consentirebbe ai partenopei di agganciare gli uomini di Allegri in vetta in caso di una vittoria. Sarebbe il definitivo taglio del cordone ombelicale sarriano. Anche se potrebbe non essercene più bisogno. Perché la vittoria contro il Parma è stata la prova definitiva di quanto si era visto a Torino. Sì perché se contro Lazio prima e Milan poi il Napoli aveva vinto “alla Sarri”, la sconfitta con la Samp, subita proprio da quel Giampaolo allievo del tecnico toscano, oggi appare come quello che ci voleva. Non era facile staccarsi dal ricordo di quei 91 punti, dal gol di Koulibaly proprio alla ‘Vecchia Signora’, da quella sensazione di potercela fare davvero. Non era facile dire addio a un personaggio che ha sempre sostenuto e difeso Napoli anche a costo di andare sopra le righe, magari mostrando quel dito medio proprio nel giorno della sfida dello Stadium di qualche mese fa.

Carlo Ancelotti Napoli Juventus Sarri

A oggi sembrano passate autentiche ere geologiche. Ma lo si poteva capire fin dall’arrivo di Ancelotti all’ombra del Vesuvio, quando il primo saluto ufficiale gli venne fatto proprio da Massimiliano Allegri tramite Twitter. Un distacco abissale rispetto alle continue battaglie del tecnico bianconero con Sarri sulla concretezza dei risultati contro la bellezza del gioco. Forse ci ha pensato proprio lui, Carlo il grande, king Carlo, don Carlo, mounsier Carlo, il kaiser Carlo, a mettere tutti d’accordo. Lui che ha vinto ovunque, dall’Italia alla Germania, passando per Spagna e Francia. A oggi sembra da folli aver dubitato di lui. Essersi appigliati alla differenza che passa tra un 4-3-3 esaltato quanto bloccato in se stesso e da se stesso, e quel 4-4-2 che si spoglia e si riveste dei panni che vuole, quando lo ritiene più opportuno. Ma l’amore sa fare brutti scherzi. Impedisce di dimenticare e andare avanti. E quello per la maglia azzurra in una città come Napoli ha pochi altri rivali e termini di paragone.

Carlo Ancelotti e Maurizio Sarri

Ma, d’altronde, Nietzsche sottolineava quanto il “dimenticare”, inteso come un “consapevole allontanarsi dell’uomo da qualcosa che ha rappresentato, fino a quel momento, un’esperienza fondamentale o comunque significativa della propria esistenza, sì da potersi aprire a una nuova, diversa esperienza” sia l’unico modo per poter essere felici. “Dimenticare”, sottolineava il filosofo, “non è una semplice vis inertiae, come ritengono i superficiali, ma piuttosto una capacità attiva”. Ecco, forse adesso tutta Napoli è pronta a dimenticare, per seguire il suo nuovo condottiero alla conquista dell’Allianz Stadium.

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