«Quando una moltitudine di piccole persone in una moltitudine di piccoli luoghi cambiano una moltitudine di piccole cose, costoro possono cambiare la faccia del mondo».     (Friedrich Nietzsche)

Imponiamoci di far finta di non aver vinto questo campionato. Ove mai avessimo l’immensa statura morale necessaria all’improbo compito, facciamo finta che la classifica non sia falsa, e con umiltà degna dei francescani della prima ora, proviamo ad esplorare ancora i nostri limiti. E partiamo dalla razionalità che incredibilmente la fa da padrona nel guidare le sensazioni del nostro animo.

Diffidate di tutti coloro che definiscono irrazionali i tifosi che invece, in quanto profondamente conoscitori dei singoli dettagli attinenti alla materia di cui parlano, sono molto lontani dallo sbagliare ogni sorta di valutazione

Ebbene la razionalità fa sì che il nostro animo sia pervaso di malinconia causata da un treno che è passato e che difficilmente ripasserà. E lo sconforto diventa ancora più forte quando sappiamo che per prendere quel treno abbiamo puntato la sveglia all’ora giusta, pur storditi dal sonno non abbiamo perso tempo a capire cosa dovevamo indossare perché era tutto magnificamente sistemato sulla sedia già dalla sera prima, anche slip e calzini, l’auto era già caricata delle valigie e seppure non fosse partita avevamo pronti sul cellulare i numeri di almeno venti compagnie di taxi.

Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis

Siamo stati perfetti nella preparazione, compreso il rinnovo del passaporto con il visto per il Paradiso scaduto nel 1990. Non fosse stato per quel maledetto per quanto ennesimo incidente causato da un centauro bosniaco appartenente ad una cosca di bari che un vigile vestito di giallo non è stato in grado di gestire, la strada sarebbe stata normalmente trafficata e noi quel meraviglioso treno l’avremmo preso con tranquillità. Ma ci siamo imposti di essere francescani nel nostro esercizio di prospetticità e quindi ci chiediamo: quali limiti possiamo ancora superare? Possiamo sperare di giocare meglio? Possiamo immaginare di superare ancora il record dei punti fatti in campionato? In cosa possiamo ancora migliorare?

Il gol di Kalidou Koulibaly contro i bianconeri

Charles Fourier, filosofo francese, ci illumina asserendo che tutti i grandi progressi dell’umanità sono dovuti ad una utopia realizzata. Ecco, l’utopia. Noi dobbiamo inseguire l’utopia. E la nostra utopia altro non può essere che la certezza di una Identità che deve smarcarsi dalle regole comuni che governano il mondo del calcio. Non avendo le risorse economiche necessarie a vincere dobbiamo cercare altrove la modalità per conseguire risultati. Un pilastro di questo palazzo da costruire in realtà già esiste ed è il nostro Comandante.

Diego Armando Maradona

Allenatore solo per definizione, Maurizio rappresenta il cardine da cui non si può prescindere in quanto moltiplicatore di potenzialità nascoste. In queste ore il suo futuro è in bilico e non credo possa esserci difetto di prospettiva peggiore qualora dovesse decidere di andare via. Il palazzo deve poi essere ovviamente costruito secondo i dettami dell’edile. Chi scrive è fortemente filo-societario perché da profondo conoscitore della partenopea storia calcistica, non ricordo presidente che abbia garantito competitività ad altissimo livello per così tanto tempo, fatta eccezione ovviamente per il periodo d’oro dovuto all’Avvento di Lui. Cionondimeno credo che il presidente abbia margini di manovra per poter fare ancora meglio.

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Il capitano Marek Hamsik

C’e’ necessità che nella costruzione del palazzo dell’utopia marchiato Napoli, più che calciatori forti acquistati, debbano esserci un centro sportivo in cui il settore giovanile diventi essenziale allo sviluppo, uno stadio da realizzare collaborando in maniera utile e produttiva e non finto mediatica con le istituzioni, una televisione che si smarchi totalmente dai broadcaster esistenti. E c’e’ necessità che la facciata di questo palazzo rifulga sempre di azzurro, grazie all’amore dei condomini e dei frequentatori del meraviglioso edificio. Ed anche qui, ricerca di identità grazie a smarcamento dalle regole esistenti.

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Dries Mertens

In un’epoca in cui i protagonisti esistono al di là del campo soltanto in noiose e prevedibili interviste confezionate sui network più importanti, si faccia in modo che gli amati eroi siano a portata di mano, o perlomeno di telecomando o di mouse solo dei tifosi azzurri. Quante insopportabili napulegne trasmissioni sarebbero invece infinitamente più azzurre se i calciatori fossero presenti, se il Comandante potesse illuminarci, se il presidente stesso avesse possibilità di spiegare.

L’attore Peppe Miale

Ricordo sedicenne una Tv chiamata Canale 34 e una lunga serata di due ore e oltre in cui Lui ci raccontava di come diavolo avesse fatto a battere la Juventus con una punizione che più utopica non si può. Era il 3 novembre del 1985. Noi l’utopia l’abbiamo già vissuta. Dobbiamo inseguirla di nuovo, e per farlo dobbiamo farci forti di una diversità che crei una Identità che sia nostra e solo nostra. Perché poi, come dice Eduardo Galeano, «L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi , e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare».
Quando tutto dovesse mancare, almeno avremo camminato a modo nostro.

Azzurramente, Peppe Miale

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