di Giancarlo Tommasone

Tutti si aspettavano il grande colpo di mercato, i più romantici e imperterriti sognatori avevano pensato addirittura al concretizzarsi prima della fine di luglio, del ritorno di Cavani; ma il presidente Aurelio De Laurentiis, alla vigilia del compleanno del Napoli (che il primo agosto scorso ha compiuto 92 anni di storia) ha spiazzato i tifosi con l’acquisto del Bari.

Una operazione, come hanno tenuto subito
a sottolineare gli «amplificatori» vicini
alla società partenopea, imbastita
e realizzata, per la creazione di un polo
del calcio del Sud

Il Bari ripartirà dalla serie D, ne sarà presidente, Luigi De Laurentiis, figlio di Aurelio. Tocca chiedersi quali siano i reali motivi della manovra del patron. Il calcio, si sa, è sempre meno un gioco e sempre più una cosa seria, un business. Per cercare di inquadrare i motivi di tale operazione, Stylo24 ha raccolto le considerazioni di Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24Ore, tra i massimi esperti di calcio e finanza.

Con l’acquisto del Bari si è diffusa l’idea della realizzazione del polo calcistico del Mezzogiorno, come giudica questa lettura della manovra?
Devo dire che a livello teorico è un’idea molto affascinante quella di avere un polo calcistico del Sud; un polo fatto di squadre di un certo livello che lavorino in sinergia per i settori giovanili. Un progetto che potrebbe servire, soprattutto, a dare spazio e formazione a tanti giovani talenti del Mezzogiorno, che il più delle volte «scappano» in altre parti d’Italia o in Europa. Sul piano teorico è un’idea che mi piace, su quello pratico, non so se, quanto e come sia realizzabile.
Un investimento, al momento, alquanto contenuto per gli standard del calcio.
Si tratterà di pochi milioni, un paio. Ma se l’obiettivo è arrivare in Serie A bisognerà  investire in maniera più massiva, ipotizzo investimenti per altri 15-20 milioni, a seconda naturalmente del tempo di risalita dalla D alla A.
E poi, dovesse arrivare il Bari in Serie A, cosa si prospetta?
Si arriverà al momento di contraddizione di questa operazione. Il Bari potrà rendere economicamente come società, solo quando sarà in Serie A, quando avrà una base di una quarantina di milioni su cui poter contare. Ma a quel punto la gestione della famiglia De Laurentiis, della Filmauro, non potrà esserci, in virtù delle norme  vigenti sulla multiproprietà. Norme che vietano che due squadre che militino nella stessa categoria, abbiano la stessa proprietà.

Luigi e Aurelio De Laurentiis

In tal caso, quale scelta potrebbe operare De Laurentiis?
E’ evidente che a quel punto, quando si creerà la situazione più profittevole, una delle due società dovrà essere ceduta.
Si cederà il Napoli o il Bari?
Dipende dalle scelte che farà De Laurentiis. Se vorrà vendere una società che eventualmente ha portato dalla D alla A, o se vorrà continuare con il Bari e cedere il Napoli, centrando una vendita dalla plusvalenza importante. Parliamo di 300-400 milioni.
Quella dell’acquisto del Bari, dunque, è una manovra effettuata esclusivamente per fare profitto?
Il ritorno economico potrà esserci anche rivendendo il club biancorosso, alle soglie delle Serie A. Magari per una cifra di una cinquantina di milioni che consenta di recuperare i soldi dell’investimento e trarre profitto.
Un’operazione tutt’altro che «romantica»?
Diciamo che potrebbe trattarsi di una operazione di trading societario. A meno che De Laurentiis non si accontenti di una squadra che resti in Serie B, ma che non porterà profitto.