di Giancarlo Tommasone

I calciatori del Napoli e le frequentazioni con imprenditori partenopei finiti sotto la lente di investigatori e magistrati; i fatti degli ultimi giorni vedono l’ex difensore azzurro Paolo Cannavaro, il portiere Pepe Reina e Totò Aronica (ex terzino dei partenopei) deferiti dalla giustizia sportiva, perché, spiega una nota della Fgic, avrebbero intrattenuto rapporti con persone ritenute vicine ad ambienti malavitosi.

Tra le persone collegate a detti ambienti, secondo le ultime indagini della giustizia sportiva, e in particolare nel caso di Pepe Reina, sarebbe Gabriele Esposito, imprenditore del by-night partenopeo, arrestato all’inizio di maggio insieme
ai due fratelli, alla moglie, alla cognata
e a un’altra persona

L’attenzione degli inquirenti, però, si è già focalizzata in passato sulle frequentazioni dei giocatori azzurri, a partire dal 2011. Sullo sfondo il clan Lo Russo, quello dei Capitoni di Miano e un giro di reimpiego di capitali illeciti, sottolineò la Procura. Furono coinvolti gli imprenditori della ristorazione, fratelli Marco, Carmine e Massimiliano Iorio. I loro locali (aperti in diverse città d’Italia) vennero sequestrati, ma poi i «sigilli» furono rimossi. Il processo di primo grado portò alla condanna a 5 anni per Marco e a 4 anni per i fratelli. L’accusa, quella di aver riciclato il denaro del coimputato Bruno Potenza nel ristorante «Donna Margherita». Le condanne vennero confermate in Appello, poi il ricorso in Cassazione e la prescrizione del reato.

I calciatori del Napoli a cena coi fratelli Esposito

L’amicizia di Marco Iorio e Fabio Cannavaro

Nell’ambito dell’inchiesta venne ascoltato dai giudici anche l’ex capitano della Nazionale ed ex difensore del Napoli, Fabio Cannavaro. Che, lo sottolineiamo, non risultò indagato. A luglio del 2011, davanti ai pm Sergio Amato ed Enrica Parascandolo, Cannavaro ricostruì un investimento in comune con Iorio nel ristorante «I re di Napoli».
«Fu Marco Iorio – raccontò il calciatore ai magistrati – a chiedermi la cortesia di intestarmi quel 25% in più e mi spiegò che tanto si rendeva necessario in quanto aveva problemi familiari e con altri soci. Non entrò nei particolari né io feci altre domande. L’intesa era nel senso che di lì a poco avrebbe provveduto ad intestarsi quelle quota, ma poi le cose sono rimaste così e d’altra parte, come ho già dichiarato, non ho mai personalmente seguito questi affari. E’ stata dunque una cortesia personale fatta ad una persona che non potevo mai immaginare potesse essere quella che appare oggi per effetto delle indagini che state portando avanti. Si consideri che all’epoca avevo contratti per circa dieci milioni di euro all’anno e, quindi, a questa partecipazione ho prestato poca attenzione».

Il Matador in tribuna insieme a Marco Iorio,
la foto allo stadio Dall’Ara che «imbarazzò»
l’ex attaccante del Napoli Edinson Cavani

Marco Iorio e Edinson Cavani insieme allo stadio Dall’Ara di Bologna (fonte Ansa)

Marco Iorio, però, avrebbe frequentato anche altri calciatori del Napoli, tra questi il Matador Edinson Cavani (anche egli, è da sottolineare non coinvolto nell’inchiesta che portò all’arresto di Iorio). A riprova di ciò, una foto che immortala l’ex centravanti azzurro e l’imprenditore, seduti uno accanto all’altro, in tribuna, allo stadio Dall’Ara. Gli scatti diffusi dall’Ansa si riferiscono a una gara del Napoli contro il Bologna (10 aprile 2011), in quell’occasione Cavani era squalificato.

Quando il Pocho Lavezzi rischiò il processo

Marco Iorio frequenta molto assiduamente anche Pocho Lavezzi, tanto è vero che lo stesso calciatore argentino, ascoltato come testimone nell’inchiesta sul riciclaggio afferma: «Spesso andavo a mangiare da lui e uscivamo insieme». Il verbale sottoscritto l’8 settembre del 2011 da Lavezzi fu depositato insieme all’audizione dell’allora attaccante del Manchester City Mario Balotelli, ascoltato per il famoso tour a Scampia, quello del giugno 2010. Lavezzi e Iorio vengono coinvolti anche in un tamponamento (erano a bordo della stessa auto) e nella successiva lite, avvenuta a dicembre del 2010 in Via Nevio a Posillipo. Per Ezequiel Lavezzi, relativamente a quei fatti, era stato chiesto il rinvio a giudizio per lesioni. Pocho, però, riuscì a dribblare il tribunale in extremis, poiché il giovane che lo aveva querelato ritirò la denuncia.