«Qualunque cosa mi accada, domenica 22 aprile 2018, tra le 20.45 e le 22.30, sappiate che vi ho voluto bene» (Peppe Miale, agli amici, ai parenti e ai nemici, nelle 94 ore intercorrenti tra il fischio finale di Crotone-Juventus ed il fischio iniziale di Juventus-Napoli).
É uno stillicidio. L’attesa.

Il tempo che non passa mai. L’inutilità del tempo, fino al calcio di inizio di domenica sera. Ci si inventano occupazioni, che non ti facciano sognare ad occhi aperti, ogni maledetto secondo, un tiro a giro di Insigne insaccarsi nella porta di Buffon.

O anche soffrire e deprimersi, già prima per  l’ennesima ineluttabile disfatta contro la nostra sempiterna Spada di Damocle. È il dicotomico gioco che, nell’attesa, ti fa passare, in un secondo, dall’essere l’eterno ottimista all’essere l’eterno pessimista.

Siamo a meno 4 dalla nostra rivale

E se l’ottimista pensa che, in fondo, anche pareggiando a Torino, poi il Napoli potrebbe recuperare quei punti nelle successive quattro giornate, perché la Juventus potrebbe perderle tutte (anche negli allenamenti infrasettimanali potrebbe perdere punti perché no???), il pessimista è invece certo che, seppure i nostri facessero il miracolo, la Juventus rimarrebbe avanti di un punto e vincerebbe, terribile, le successive quattro partite (forse anche le successive quarantaquattromila…) e noi rimarremmo come sempre secondi.

Lorenzo ‘Il Magnifico’ Insigne

E la cosa più terribile è quando le due figure dell’ottimista e del pessimista albergano senza serenità alcuna nello stomaco dello stesso sventurato. Chi scrive è uno di questi, e qua e là la mia capacità di osservazione fa sì che io scorga in giro facce distorte, che alternano in un nanosecondo sorrisi radiosi ad occhi depressi da un meno sette che già trafigge il cuore. E allora la distrazione è l’unica via di uscita possibile.

L’attore Peppe Miale

Improvvisamente anche il lavoro, che magari altri giorni detesti, diviene un passatempo che alleggerisce e traghetta sereno fino all’evento. Improvvisamente diventi felicemente disponibile ad accompagnare la tua donna dovunque ella desideri.

La trasformazione del tifoso prima del match cruciale

E se non sei un maschio tifoso tipico, e sei una meravigliosa donna del 2018 che ama il Napoli (il livello di bellezza che si vede sugli spalti del San Paolo, da un po’ di tempo a questa parte, rende orgogliosi noi partenopei e felici i registi televisivi) magari non ti frega nulla di questo tuo marito, che non comprende come puoi vedere in Marek un uomo di rara bellezza «Amore… se su Marek possiamo discutere su Pepe no, non scherziamo, lui è l’uomo più figo del mondo e se domenica stoppa quel 71 di Higuain, fuggo con lui per il resto della mia vita, ai bambini dillo tu… un giorno mi capiranno…».

Pepe Reina

Bisogna che ci si distragga. Almeno non continui a tempestare di messaggi i tuoi compagni del gruppo denominato laqualunquelimportanteèchesiadisangueazzurro. Almeno non continui a guardare senza soluzione di interruzione possibile Sky24 o a smanettare compulsivo su uno dei siti dedicati alla squadra, sperando di avere notizie confortanti sullo stato di forma dei nostri ragazzi.

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Il capitano Marek Hamsik

Essere rassicurati continuamente che si siano allenati al meglio, come il Comandante desidera, ma anche che la sera si siano cibati come si conviene in un ristorante del centro, accuditi dal nostro amore. Si! la distrazione è necessaria! Almeno la smetti di pensare per qualche minuto alla migliore soluzione possibile per vedere la partita. Scelta fondamentale che determinerà il risultato finale.

sarri napoli
Il Comandante Sarri

Scelta che il tifoso del Napoli millanta essere una necessità dettata dalla scaramanzia ma che in realtà lo rende il maggiore propugnatore della teoria dello scienziato Lorenz, che asseriva che «il minimo battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo».
E come si può pensare che la mia scelta di vedere la partita dal mio amico Eduardo, piuttosto che con il mio amato padre, mentre la mia amata madre guarda in cucina la trasmissione dell’ottimo giornalista Calise, in cui le telecamere sono puntate sulle facce trasfigurate di quelli che guardano la partita (questo fatto di mamma però, ammetto, è proprio scaramanzia!) non vada  ad incidere in maniera assolutamente decisiva sul risultato finale? Come si può non pensare che la nostra presenza in un altrove piuttosto che in altro luogo, non possa far girare di più il tiro a giro di Lorenzo o procurare un colpo apoplettico all’attaccante davanti alla nostra porta?

Arek Milik

Quindi va bene la distrazione. Ma… cazzo… non ci si può neanche distrarre troppo. Bisogna riflettere, capire, considerare, mettere insieme numeri, statistiche. Il Comandante deve prendere decisioni importantissime e decisive. Il Comandante deve decidere se far giocare Arek o Ciro. Il Comandante sappia che non è solo. Siamo tutti davanti a un bivio. Orgogliosi di esserlo. Forse devo salvaguardare mio padre, che è fiducioso sul risultato finale, ma è molto pessimista sullo stato di salute che l’evento mi procurerà.

Dries Mertens

Forse dovremmo fare tutti come un mio amico, ottimo dirigente di azienda e uomo di molteplici responsabilità in relazione a uomini e cose. Lui sta per decidere di evitare il terribile cimento, passeggiando solitario, per le due ore della partita, senza smartphone su una spiaggia deserta di Acciaroli. Aspettando che dal cielo sopraggiunga un novello Mercurio, messaggero degli Dei, che gli dia notizia del fatto. E di lì, o tornare a casa, per vedere cento volte e ancora e ancora la registrazione della partita con annessi infiniti commenti, comprese le telecronache tifose depresse dei nemici juventini, o regalarsi per sempre al mare…
Perché il mare, come il cielo, sono e saranno per sempre Azzurri.

                                                                                      Azzurramente, Peppe Miale

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