di Dario Sarnataro

Sono giorni decisivi per il futuro del Napoli. Per cullare il sogno scudetto, inseguendolo con mezzi e possibilità maggiori. Sono giorni determinanti tra Bergamo e mercato, snodi essenziali per chi ama l’azzurro. La partita di domani con l’Atalanta è una delle tre gare più difficili sino a maggio. Bergamo, Torino con la Juve e Milano con l’Inter. Le tre trasferte-chiave per continuare la marcia. E quella di domani è la più difficile e non solo perché viene per prima. Non vincere a Bergamo significherebbe aprire alla Juventus la possibilità di sorpasso (lunedì i bianconeri affrontano il Genoa in casa) e di diventare una pericolosissima lepre.
Perché è abituata a stare al vertice, perché non mollerebbe facilmente più l’osso, con tutti i mezzi disponibili. Vincere con l’Atalanta non è affatto impossibile, a patto che gli azzurri diano subito ritmo e intensità al proprio gioco, mettendo alle corde gli orobici dal primo secondo e non fallendo le occasioni che inevitabilmente arriveranno. Servirà anche puro agonismo, se non la fisicità che, tuttavia, non è proprio la precipua caratteristica del Napoli. L’altra partita si gioca fuori dal campo, sul tavolo del mercato. Il Napoli, tralasciando in questa sede il tempo perso (troppo, decisamente) in attesa della decisione di Verdi, ha la necessità assoluta di acquistare un attaccante o un giocatore offensivo.
E lo è per 5 motivi.
1) Il campionato si vince con i dettagli. Alle spalle di Callejon, Mertens e Insigne non c’è un giocatore pronto, che dia garanzie tecniche, che possa assicurare il livello di competitività dei titolari. 
2) Lo scudetto si vince anche considerando ogni variabile. Il Napoli, da tre anni, è la squadra che gioca il miglior calcio della serie A ma non è la più forte in quanto ad organico. Ecco perché se dovesse venire un raffreddore ad uno dei titolari in attacco non ci sarebbero alternative, forti, da utilizzare, visto che Ounas e Giaccherini, per motivi diversi, sono stati bocciati da Sarri.
3) In gare bloccate, come potrebbe essere quella di Bergamo, non c’è un cambio dalla panchina, in attacco, che può “spaccare” le partite, risolverle o almeno che possa imprimere una svolta tattica o tecnica. Serve un’alternativa anche per questo.
4) Il recupero di Milik. Il polacco ha grandissime potenzialità e, se il destino sarà meno impietoso, diventerà un attaccante di grido. Detto questo, un conto è essere pronto per rientrare un gruppo e un conto è essere pronto per scendere in campo. Occorre un mese per riprendere la forma psicofisica ideale e forse un altro per ritrovare spunto, brillantezza, movimenti e tempi di gioco.
5) I tre titolari in attacco devono avere la serenità, e nel tempo stesso lo stimolo, di avere qualcuno alle spalle che spinge per giocare e che potrebbe soffiar loro il posto. In modo da essere sempre pungolati e nel contempo per scaricare qualche responsabilità se in una giornata l’ispirazione dovesse venire a mancare.