Pietro Spirito e Francesco Messineo

Sotto la lente della Procura della Corte dei Conti una delibera avallata anche dal segretario generale dell’Adsp Francesco Messineo

di Giancarlo Tommasone

Sono giorni di maestrale per il presidente dell’Authority di Napoli, Pietro Spirito, e non solo per il fatto che il suo mandato scadrà il prossimo 5 dicembre. La Procura regionale presso la Corte dei Conti della Campania ha messo nel mirino il numero uno di Piazzale Pisacane (nel suo caso prospettando «quasi il dolo») e, insieme a lui, il segretario generale dell’Adsp del Mar Tirreno centrale, Francesco Messineo. Motivo? Un «esborso illegittimamente supportato dall’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale (che) ammonta complessivamente a 142.948,61 euro», è scritto nel documento della Procura della Corte dei Conti (vertenza numero 2019/01104/Mnz). Si ipotizza, dunque, un danno erariale patrimoniale di oltre 140mila euro.

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La vicenda nasce nell’ottobre del 2016

Per ricostruire la vicenda, bisogna andare un po’ indietro col tempo, all’ottobre del 2016, giorno dell’assoluzione con formula piena (perché il fatto non sussiste) di due ex amministratori dell’Adsp, Francesco Nerli e Pietro Capogreco, e di una dipendente dello stesso ente, Vita Convertino, che erano stati coinvolti in un procedimento giudiziario. A conclusione del processo, i tre assolti hanno presentato istanza per il rimborso delle spese legali sostenute, e quantificate dai rispettivi avvocati per il proprio compenso: spese che per Nerli ammontano a 175.094,40 euro (oltre Iva e Cnpa); per Capogreco a 171.081,18; per Convertino a 143.565,16. In totale fanno 489.740,74. Ma queste parcelle, da chi dovrebbero essere liquidate? Dalla amministrazione di appartenenza dei tre assolti, vale a dire, dall’Adsp del Mar Tirreno centrale. Come si muove Piazzale Pisacane in questo frangente? Chiede il parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Napoli.

Il parere dell’Avvocatura dello Stato

La risposta non tarda ad arrivare, l’Avvocatura «ritiene non sussistenti le condizioni per ammettere il quantum nella misura prospettata dai difensori nelle parcelle»  e ritiene congrua per Convertino, la somma di 24.682,05 euro; per Capogreco e Nerli, quella di 20.430,90 a testa. Per un totale di 65.543,85 euro. Nonostante il parere di congruità dell’Avvocatura – che ha natura obbligatoria e vincolante -, il presidente Pietro Spirito con delibera numero 255/2018 (del 12 settembre 2018) liquida agli avvocati di Nerli, la somma di 87.547,20 euro; al legale di Capogreco, 83.740,80; a quello di Convertino, 37.204,46. Per un totale di 208.492,46. Spirito, dunque, si discosta notevolmente (+ 142.948,61) dalla somma individuata dall’Avvocatura dello Stato. A questo punto, entra in campo l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), che dopo aver effettuato una serie di controlli, il 17 settembre del 2019 (protocollo numero 9.979), invia una denuncia alla Procura della Corte dei Conti, con la quale segnala l’illegittimità del rimborso delle più volte citate spese legali. Di conseguenza, i magistrati contabili mettono nel mirino Spirito e Messineo, «come possibili autori di fatti produttivi di danno alle finanze pubbliche».

Le argomentazioni dei pm contabili

Nel caso del presidente dell’Adsp, i pm argomentano che «si tratta di comportamenti evidentemente (colposi) violativi di un precetto di ordine pubblico, diretta applicazione dell’articolo 97 della Costituzione; (condotta) che rasenta, se non addirittura integra il dolo». Per quel che riguarda Messineo, invece, la Corte dei Conti sottolinea che «deve censurarsi il comportamento gravemente colposo mantenuto dall’ingegnere, nella sua qualità di segretario generale dell’Adsp del Mar Tirreno centrale, il quale ha avallato le scelte compiute dal presidente Spirito, contribuendo alla realizzazione dello scopo illecito, esprimendo nel corpo della delibera n. 255/2018, parere favorevole in ordine alla regolarità amministrativa e tecnica alla proposta di deliberazione pure in presenza del parere sfavorevole (almeno in ordine al quantum) dell’Avvocatura dello Stato». La Procura della Corte dei Conti, infine, ha avvisato Spirito e Messineo per la produzione di eventuali proprie deduzioni, e sottolineato che il presidente dell’Authority «deve rispondere dell’intera somma di 142.948,61 euro, mentre il segretario generale, nella misura di 1/3 dell’importo complessivo, a titolo di colpa grave». Si attende, a questo punto, la decisione di merito dell’organo giudicante.