venerdì, Maggio 20, 2022
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Spalletti: «Resto a Napoli, non ho dubbi. Nella Panda che mi hanno rubato avevo…»

L’allenatore del Napoli, Luciano Spalletti, ha parlato in conferenza stampa rispondendo alle domande dei giornalisti sulla sfida di domenica, l’ambiente attorno alla squadra e sugli striscioni apparsi contro di lui nei giorni scorsi

di Stefano Esposito

Dovessero riportarle indietro la Panda, al momento ne avrebbe due. Una per tornare a casa a fine stagione, l’altra la lascia qui in città?

“Se si comincia così… La Panda prima di tutto bisognerebbe vedere in che stato ce la ridanno. Se hanno fatto tanti km, come stanno le gomme e poi se non mi ci fanno ritrovare i cd di Pino Daniele non la riprendo. Quando accadrà, è un discorso abbastanza facile da valutare”.

Sente aria diversa attorno o dentro di sé rispetto a cinque settimane fa quando eravate in corsa per lo scudetto?

“Può darsi che sia cambiato qualcosa. Quando sono arrivato non ho trovato aria di contestazione, ma forse qualcosa di peggio che è l’indifferenza. In molti non sentivano più legame con il Napoli quando sono arrivato. In certi momenti mi sembrava, anche dopo aver iniziato, di essere il solo a credere in questa squadra.

Oggi, che siamo tornati in Champions League, c’è addirittura il rammarico per non aver lottato per il campionato. Ecco, in questo qualcosa è cambiato: mi sento meno solo, perché sono in molti di più che credono nel Napoli rispetto all’inizio. Sennò andiamo a riprendere le griglie di partenza dei posti Champions fatte dai giornali. In che posizione mettevate il Napoli? Tutti in settima posizione. La prossima volta le porto. Ci mettevate tutti fuori. Ora è cambiato qualcosa, sì. Perché tutti si sperava di vincere lo scudetto”.

Il fatto di avere casa a Napoli può cambiare qualcosa?

“Vivere in hotel significa dedicarsi solo al lavoro. Nelle mura di una casa domestica si vive con la famiglia e ci sono meno possibilità di socializzare. Poi ho trovato una soluzione: il prossimo anno ogni mese girerò un quartiere della città in camper, così partecipo a tutte le feste rionali. Una sosta la vorrò fare in Piazza Dante, davanti alla storica libreria di Tullio Pironti, grande uomo e grande napoletano, oltre che grande tifoso del Napoli. Con lui avrei fatto volentieri di una partita a scacchi, meglio che fare a cazzotti: ne avrei prese. Ho iniziato a leggere un po’ il suo libro, perché uno dei miei figli me lo aveva indicato”.

Come ci è rimasto veramente dopo aver letto lo striscione? Sta già lavorando al Napoli di domani?

“In hotel c’erano dei ragazzi ad aspettarmi e a dirmi: ‘Mister, noi non siamo quelli lì’. Poi ho trovato un foglio normale al tergicristallo della macchina dentro al parcheggio che era benevolo dei miei confronti. Se io prendo quel foglio, lo porto qui e lo leggete ci potete fare degli articoli. Ha la stessa valenza di quello striscione: anche quello può essere messo da sole due persone.

Per me è importante che noi e tutto il Napoli lo striscione lo abbiamo fatto e anche firmato: la nostra firma l’abbiamo messa su un campionato bello, intenso, difficilissimo, dove abbiamo raggiunto un traguardo più importante dopo la conquista del titolo, per tutte le società.

Poi è chiaro che c’è anche un comprensibile rammarico per quello che è stato quel periodo in cui siamo stati in testa: siamo i primi a esserne dispiaciuti. Ma di strada ne è stata fatta tanta. I calciatori sono un gruppo di ragazzi che quest’anno ha superato delle avversità importanti per raggiungere un posto nell’élite del calcio europeo.

A Torino siamo andati in dodici: quei risultati lì sono importantissimi e difficilissimi. Ci si ricorda forse solo le partite giocate in casa, che ci porteremo dietro con rammarico: siamo i primi a pensarla così. Ma di questa squadra si deve essere orgogliosi. Napoli del futuro? Certo che lo sto preparando. C’è Giuntoli qui.

Con lui si parla tutti i giorni di queste cose, così come con il presidente in questa settimana. Riusciremo a essere forti se avremo calciatori forti che si comporteranno in maniera professionale. E poi saremo forti anche se avremo tifosi che ci sostengono. Noi dobbiamo avere un ambiente più pulito possibile. In campagna si usano prodotti ecologici, non veleni o diserbanti: per cui per essere un Napoli forte servono tutte queste cose. Dei passi in avanti si possono fare”.

Che atmosfera si aspetta domenica?

“Intanto c’è una partita difficilissima in cui c’è da raggiungere il traguardo del podio. Nel calcio, per sopravvivere, c’è un solo modo: essere credibili. Vogliamo fare una partita intensa per i nostri tifosi, quelli che ci sostengono, a cui bisogna restituire una prestazione di livello. Poi c’è l’ultima di Insigne al ‘Diego Armando Maradona’: tra i tanti motivi che mi hanno spinto a venire qui c’è anche quello di aver potuto lavorare con Insigne.

Per me è un motivo di grande orgoglio aver potuto farlo. Lo ringrazio per la serietà e la disponibilità che ha avuto nei miei confronti e nei confronti dei compagni. Per noi è stato un punto di riferimento, e come tutti gli altri, ha il merito di aver prodotto questi risultati importanti.

Come lo definirei con un solo aggettivo? Lo chiamerei ‘Il professionista”. L’ho trovato così in tutto quello che fa. È sempre stato disponibile ad aiutare la squadra e a fare quello che gli viene richiesto anche se non le richieste non corrispondono alle sue caratteristiche. A volte la partita poi gli può togliere qualcosa da un punto di vista fisico e strutturale, però lui ha qualità da top player. Top top top”.

Se l’opzione per il terzo anno dipendesse da lei, avrebbe già firmato?

“Io so di sicuro di essere l’allenatore del Napoli il prossimo anno. Si parte da lì. Se avete dei dubbi, diteli. Io non ne ho. Il terzo anno è troppo in là. Qui ci sono novità tutte le mattine quando ci alziamo: bisogna vedere poi queste novità dove portano. Noi stiamo facendo il nostro lavoro in maniera corretta, e tentando di valutare le possibilità di creare un Napoli sempre più forte.

Io apprezzo molto chi vuole stimolarci e chi vuole puntare a obiettivi sempre più ambiziosi, però a volte si deve combattere con delle cose che sono fuori misura, a volte fatte ad arte, come quello di distruggere tutto quello che di meglio abbiamo fatto rispetto allo scorso anno.

E per far questo si disperdono alcune energie. Va benissimo contestare la sconfitta contro l’Empoli, non c’è problema, ma secondo me far vedere che si contesta una squadra terza in classifica a dei bambini che sono in hotel non va bene. Io parlo e mi comporto sempre cercando di portare sempre più gente possibile dentro al campo”.

A proposito di futuro, nel percorso verso la prossima stagione pensate a proporre qualcosa di diverso in queste ultime due partite?

“No, nessun esperimento. Noi si vuole mettere in campo, come ho detto prima, la formazione che si ritiene più forte per affrontare una partita difficilissima come quella del Genoa. Genoa che ha fatto passi in avanti in maniera evidente, per quello che è il nuovo corso che ha iniziato con Blessin. Vedrete che ci sarà da soffrire, perché loro ti vengono a sbattere addosso con forza, una squadra fisica, frenetica, che gioca un calcio totale per novanta minuti. Noi ci metteremo in campo in base a quelle che sono le necessità per vincere”.

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