Gli ambientalisti di Italia Nostra con l’avvocato Esposito smontano il progetto edilizio nella penisola sorrentina

di Fabrizio Geremicca

Una casa colonica con stalle costruita nel lontano 1976, poi trasformata per due piani in caseificio e per un piano ad uso residenziale, ampliata attraverso vari abusi edilizi oggetto di condono. Un ingegnere, Antonio Elefante, protagonista di molteplici iniziative edilizie tra Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina, tra le quali la cementificazione di un agrumeto a Sant’Agnello per un progetto di housing sociale sfociato lo scorso inverno nel sequestro di 52 appartamenti da parte della Procura di Torre Annunziata. L’associazione ambientalista Italia Nostra ed un avvocato esperto di materie urbanistiche, Francesco Saverio Esposito, che ha deciso di assisterla. Sono i capisaldi di una vicenda che si conclude, almeno per ora, con la vittoria degli ambientalisti.

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Tutto comincia alcuni anni fa, quando Elefante e la società Masto, proprietaria dei suoli – azienda riconducibile alla famiglia Pollio, attiva in particolare nella gestione di supermercati –  si lanciano in una operazione piuttosto ambiziosa. C’è il Piano Casa, quello approvato dalla Regione nel 2009, e provano a trasformare in oro quelle cubature della ex casa colonica con stalle poi diventata per buona parte caseificio. Presentano, dunque, un progetto che prevede di demolirla e di ricostruire a poca distanza 15 appartamenti. L’ufficio tecnico del Comune di Piano di Sorrento, però, dice che non si può fare e la cosa parrebbe finire lì. Elefante e Masto, tuttavia, tornano alla carica e nel 2018, inopinatamente, il responsabile dell’ufficio tecnico che era subentrato a quello che aveva negato l’autorizzazione edilizia  ritiene che si debba e si possa rilasciare il permesso a costruire. Italia Nostra non ci sta e presenta ricorso al Tar, patrocinata dall’avvocato Esposito. Numerose le criticità evidenziate dall’associazione ambientalista. Tra esse, la mancanza della valutazione di incidenza, nonostante l’operazione sia prevista in un sito di interesse comunitario, e la non applicabilità del Piano casa in quella zona, che gode di tutele e vincoli molto stringenti previsti dal piano urbanistico territoriale della costiera sorrentino amalfitana. “I provvedimenti gravati – argomenta nel ricorso Italia Nostra – finiscono per comportare un’ antropizzazione ulteriore del territorio con ricadute negative sulla tutela paesaggistica di aree delle quali, invece, il piano paesistico ha indicato l’assoluta non modificabilità”. L’avvocato dell’associazione fa notare, peraltro, che la percentuale di superficie destinata ad uso residenziale nel vecchio immobile, quello che si vorrebbe demolire e ricostruire con premialità di cubature, è in ogni caso inferiore al minimo previsto per l’applicabilità del Piano Casa e che non corrispondeva a verità il calcolo dei progettisti di Masto. I giudici del Tar danno incarico ad un ingegnere, che si chiama Tobia Giugliano, di approfondire la questione. La relazione del professionista smonta pezzo dopo pezzo i presupposti sui quali si basava il rilascio del permesso a costruire nel 2018. Qualche giorno fa, infine, Masto rinuncia all’autorizzazione che aveva ottenuto due anni fa anche in considerazione – recita la nota trasmessa al Comune di Piano di Sorrento – ”dell’incerto esito del procedimento giudiziario relativo alla impugnativa amministrativa proposta dall’associazione Italia Nostra”. In sostituzione del progetto dei 15 nuovi appartamenti, ne presenta uno di manutenzione straordinaria del vecchio immobile. Dalle stalle, insomma, almeno questa volta in penisola sorrentina non spunteranno case e palazzine, come spesso è accaduto negli ultimi 40 anni.