giovedì, Gennaio 27, 2022
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«Sono positiva e sto bene, ma la preside mi nega la Dad»

Una bimba di 11 anni vorrebbe solo studiare ma non le è consentito

di Ilaria Riccelli

C’è un grosso vuoto organizzativo e normativo che si è creato intorno alla situazione emergenziale e pandemica che stiamo attraversando e che stanno attraversando gli studenti. Dopo il lunghissimi periodi in Dad gli alunni sono tornati a scuola con le dovute precauzioni e scongiurando le ipotesi di riprendere le lezioni a distanza. Tuttavia le notizie confliggenti degli ultimi giorni che hanno riguardato innanzitutto l’aumento dei contagi con la variante omicron e la conseguente repentina decisione del governatore De Luca di richiudere le scuole, seguita dall’immediata statuizione del TAR Campania che ne ha decretato l’illegittimità, hanno mandato di nuovo in subbuglio i giovani studenti e tutta l’organizzazione dell’apparato scolastico.

Oggi gli alunni sono tornati sui banchi di scuola, ma nel caso di positività – così largamente diffusa – quali sono i protocolli da seguire? La didattica a distanza può essere utilizzata – superando gli abusi e le polemiche ad essa connesse – nell’ultimo anno? Sono passati due anni da quando l’esperimento DAD è iniziato per far fronte a un’emergenza nuova e difficile da affrontare soprattutto per i più piccoli, che in questo periodo hanno dovuto rinunciare a una parte fondamentale della loro crescita ovvero il confronto scolastico in presenza, in classe con i loro compagni e i loro insegnati. Cosa sta accadendo adesso?

La giustificazione della dirigente scolastica

«Mi dispiace che la preside non mi permetta di seguire la Dad, perché non solo non posso vedere i miei compagni, ma nemmeno seguire alcune lezioni che su determinati argomenti sono più difficili da apprendere». A parlare è la piccola Alice, bimba di 11 anni che frequenta la prima media all’istituto comprensivo Sogliano-Miraglia.

Alice è risultata da poco positiva al covid, sta meglio ed è in grado di partecipare in DAD alle lezioni scolastiche ma purtroppo non può perché sul sito ufficiale della scuola c’è un avviso a firma della dirigente scolastica Maria Beatrice Mancini che così recita: «Visto l’altissimo numero di richieste di Dad per alunni in quarantena perché conviventi con persone positive, l’istituzione scolastica sta procedendo per soddisfare le legittime richieste, ma ciò comporta ovviamente dei tempi tecnici». E ancora: «L’istituzione come sempre sta lavorando alacremente e quanto prima si conta di poter soddisfare tutti, ricordando tuttavia che gli alunni positivi, essendo in situazione di malattia, non possono fruire della Dad».

Il racconto della bambina

Alice stretta alla sorte dei suoi tanti coetanei colpiti in maniera subdola da questa pandemia che li ha privati della scuola e della frequentazione con i propri compagni racconta la sua storia a ‘il Mattino’ al telefono nell’isolamento cui il virus l’ha relegata, una condizione così insolita e innaturale per la sua età. Apprendere e imparare da sola, studiare e fare i compiti senza il confronto con i professori: queste cose affliggono le giornate di Alice. «Dopo essere andata a cavallo domenica scorsa mi sono sentita male. Avevo dolori per tutto il corpo, ma abbastanza sopportabili. Lunedì ho ripreso la scuola in Dad, poi dopo la notizia del Tar che aveva sospeso l’ordinanza della Regione da martedì sarei tornata come tutti in presenza, ma mia madre consultandosi con il pediatra ha preferito evitare».

Unica positiva di tutta la famiglia

La bimba spiega cosa le è successo nei giorni immediatamente precedenti al tampone con molto rammarico e sconforto dice che «Martedì ho vomitato, ma pensavamo fosse dovuto anche alle temperature che si erano abbassate. Mamma però per sicurezza ha voluto che facessimo il tampone e da quello sono risultata positiva asintomatica. Lei, papà e mio fratello Adriano invece erano negativi. Io avendo 11 anni non avevo fatto il vaccino, loro sì con tutte e tre le dosi. Io avrei dovuto farlo il 25 gennaio, ma ora non potrò».

I genitori dopo che hanno ricevuto il diniego alla possibilità di usufruire della didattica a distanza hanno protestato perché così si «favorisce ancora di più la condizione di isolamento dei nostri figli» incalza papà Alessandro. «Escludere dalla didattica a distanza i bambini positivi – continua – oltre che un presunto illecito, è anche una manifesta insensibilità verso un problema che sta affliggendo il mondo intero per il quale a pagare le conseguenze sono spesso anche i bambini più piccoli che si vedono esclusi dalla scuola. Questo sarà un danno incalcolabile per il nostro futuro».

L’unico svago è un gruppo whatsapp

Alice ha appena finito di studiare inglese e narrativa e si sente anche dal telefono che non è felice. «Sono molto triste, perché vorrei stare con i miei coetanei, sia i compagni di scuola che gli amici e con i miei insegnanti, specie quelli di scienze, religione e italiano». Le sue giornate passano «aspettando il pomeriggio per ricevere i compiti dai miei compagni che vanno in presenza. Leggo fumetti, oltre a studiare. Ho il bagno in camera, dove purtroppo dormo da sola. Non ho la tv e qualche programma posso vederlo solo dal telefonino. Mamma mi deve passare il cibo su un vassoio attraverso la porta. Non posso salutare i miei genitori prima di andare a dormire e tutto questo mi isola ancora di più. L’unico svago che ho è sul gruppo whatsapp delle mie amiche, ma mi manca anche andare a equitazione che faccio da quando avevo 2 anni».

Scoprire della Dad poi «è stato uno choc. Perché in questi due anni di pandemia quello era l’unico modo per apprendere cose difficili. Come l’orale. Cioè come faccio se non c’è dall’altra parte la prof che mi dice se è giusto o sbagliato ciò che ho studiato sui libri? Mi manca il confronto con gli insegnanti e con i miei compagni. Ora è mamma che dal corridoio mi deve ascoltare dietro la porta, quando devo ripetere ad alta voce un argomento».

«Una cosa strana e dolorosa da fare»

Tutti cambiamenti in questi anni di distanze e di studio a distanza Alice li racconta trovando le parole che sono sfuggite a molti adulti: «Se dovessi raccontarlo a qualcuno in futuro sarebbe una cosa strana e dolorosa da fare. Non poter uscire, né andare a scuola o alle feste di classe. Ma ho imparato una cosa importante, prima del Covid comunicavamo sempre tramite messaggi, videochiamate, chat. Non davamo più importanza al contatto fisico con le persone. Ora invece ci siamo resi conto di quanto sia bello interagire con gli altri, parlare dal vivo, andare al bar, stare con gli amici o fare un viaggio con mamma e papà. Se l’ho capito io che ho 11 anni, vorrei lo capissero anche gli adulti. Intanto aspetto di rifare il tampone tra 10 giorni, sperando di risultare negativa».

C’è forse la speranza di tornare ad essere umani e interrompere questo filo che lega le nostre vite sempre di più all’universo informatico, le parole di Alice sembrano una speranza mentre invece il mondo va verso il Metaverso.

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