di Francesco Vitale

Napoli, tra le città che da sempre esprime sul palcoscenico la sua arte, la sue forza, le sue sperimentazioni, ha visto tagliati fuori dall’erogazione dei fondi ministeriali, alcuni dei suoi teatri. Il Mibact, infatti, ha letteralmente bocciato le strutture partenopee, negando il sostegno economico triennale.

Cordoni
della borsa
stretti per Cilea,
Galleria Toledo, Augusteo,
Trianon e teatro Totò

La penalizzazione ha fatto saltare tutti dalle sedie e il prossimo quattro luglio è stata fissata una riunione a cui parteciperanno i responsabili delle strutture «dimenticate» (o meglio «snobbate» dal Ministero). Una volta discusso il da farsi, cominceranno a partire i ricorsi. Nel frattempo, il Cilea ha già allertato i propri legali.

La bocciatura a livello centrale sarebbe avvenuta in virtù
della valutazione dei progetti che vengono attuati presso i teatri

Nando Mormone (autore e produttore di format di successo) ha dichiarato a la Repubblica: «Con la nostra Accademia facciamo anche formazione con artisti importanti, come Lello Arena, Enzo Avitabile, il coreografo Fabrizio Mainini. Ma il Mibact affida il giudizio sui nostri progetti a una commissione che non ha criteri oggettivi per la valutazione. E non possono essere controllati». Un metro di valutazione di cui non si comprende il meccanismo e che poi sfocerebbe in una distribuzione dei fondi che lo stesso Mormone, definisce «arbitraria».

Tre anni fa la nota di de Magistris al ministro Franceschini

Sembra essere quasi tornati indietro nel tempo e al decreto Franceschini. Ad agosto del 2015 il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, inviò una nota all’allora ministro per i Beni e le Attività culturali (Dario Franceschini, appunto), in merito alla conclusione dell’esame delle richieste di contributo delle strutture di spettacolo da parte del Mibact. Anche in quell’occasione, i teatri napoletani erano stati  penalizzati, come tenne a sottolineare de Magistris.