In Campania un bambino su quattro tra gli 8 e i 9 anni e in sovrappeso, il 17.9% è obeso, secondo i dati diffusi da Okkio alla Salute. E quando si parte da bambini in questa condizione, è facile avere futuri adulti non in buona salute. È possibile prevenire l’obesità infantile? Con quali strumenti conciliare educazione alimentare e un corretto stile di vita? Il difficile contesto economico aggrava i problemi? La dieta mediterranea è uno scudo contro l’obesità sin dallo svezzamento? Questi i temi al centro dell’incontro “Sapere quali regole seguire a tavola nei primi anni di vita”, il quinto appuntamento del ciclo “Donne che sanno” che ha visto riuniti a Napoli nei locali della Società di Storia Patria al Maschio Angioino tecnici ed esperti della nutrizione.

 

Fra i protagonisti dell’incontro, come i precedenti organizzato dal “Fondo Mario e Paola Condorelli” e da L’Altra Napoli, Gina Bonsangue dell’Associazione dei Cristallini; Luigi Corrivetti, vicepresidente EBRIS e direttore Dipartimento Salute Mentale ASL Salerno e Raffaella de Franchis, referente per la Dieta Mediterranea Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Ha moderato i lavori Antonio D’Avino, segretario provinciale FIMP Napoli. Quindi le domande del pubblico e le conclusioni affidate a Celeste Condorelli.

“I 1000 giorni di vita che iniziano dal concepimento – ha detto la dottoressa De Franchis – sono fondamentali perché si pongono le basi del bagaglio di salute del bambino e della prevenzione del diabete e dell’obesità e già forniscono un “imprinting” sui futuri sapori del nascituro. Spesso le mamme, una volta dimesse dall’ospedale, hanno paura di mangiare molte cose e anche il bambino non avrà traccia di quel sapore. Importante non utilizzare il miele sui biberon e tettarelle o sostanze dolcificanti, perché si allontanano i bambini dai sapori “amari” come cavolo, broccoli, che sono quelli più salutari”.