«Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita»                                                     

(La tempesta, William Shakespeare)

Galleggiamo. Sono giorni che siamo a mollo, braccia larghe e piedi stesi, a guardare il sole che continua ad abbagliare il nostro volto. E stiamo in acqua. E sogniamo inebetiti qualcosa di possibile… Sì! Possibile!

Non siamo milioni di Paperino che immaginano di nuotare solitari tra miliardi di dollari nel mitico deposito dello zio despota, taccagno e probabilmente juventino. Noi siamo qui, a un centimetro dal sogno, e la cosa più incredibile è che davvero esista la possibilità che si concretizzi. E galleggiamo, sospesi nella nostra gioia infinita e condivisa.

Il volo dell’angelo nero, Kalidou Koulibaly

Dal salumiere, dal barbiere, per strada, in chiesa, tra i finestrini delle auto rutilanti radio private dall’azzurro contenuto monotematico, ci si sorride ancora, ci si abbraccia ancora, ci si commuove ancora. Soprattutto ci si dice ancora e ancora, come un mantra, Koulibaly!…. Ebbri di gioia come se ancora fossero le 22.30 o giù di lì del 22 aprile, chiediamo a un qualunque, chiunque, basta che sia azzurro, cosa avesse fatto quando ha visto la palla entrare nella rete bianconera.

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Il capitano Marek Hamsik

I racconti del gol di Koulibaly all’89esimo

E allora partono i racconti più fantastici ed emozionanti che si possano immaginare. E subito si ha la certezza che tra suppellettili lanciate, donne vicine martirizzate dall’abbraccio più forte che esse possano aver mai desiderato, piagnucolii misti a dinieghi senza tempo (leggasi «Noooooooooo….nun è possibile… noooooooo… nun è possibile….. », almeno 15 volte), la sensazione fortissima è che la maggior parte degli innamorati azzurri non abbia esatta percezione di ciò che abbia fatto in quel momento.

La paura di quei maledetti tre minuti di recupero

Il sottoscritto ad esempio, ricorda solo di essere rimasto in piedi pietrificato a fissare l’arbitro temendo un funesto e ingiustificato annullamento del gol e di essere tornato a respirare solo e soltanto quando ha visto quel braccio giallo indicare il centrocampo. E poi, forse, ricordo di aver urlato. E poi, sicuramente, ricordo il buio. E la paura che tutto fosse vanificato dai soliti assassini delle nostre ambizioni. Tre minuti. Tre minuti di recupero in cui non poteva che succedere di tutto e soprattutto nulla di azzurro. Ma loro, i nostri magnifici eroi,  lo sapevano che non eravamo fisicamente attrezzati a subire una delusione dopo aver toccato il cielo con un dito e soprattutto con KalidouIoTiAmooooooooooo!!!!!

Lorenzo ‘Il Magnifico’ Insigne

E allora il magnifico UomoMedioRaul svetta imperioso su qualunque essere che non sia colorato di azzurro, così come IlMagnificoCampionepermaloso diventa ancor più uno di noi in un qualunque campetto di cemento spedendo il pallone più e più volte a distanze siderali dalla nostra porta… E quei tre minuti trascorrono senza che ce ne accorgiamo. Scorrono via  assurdamente senza sofferenze e successive patologie indotte… Ed è soltanto qui, che nella testa di noi tutti torna a far capolino la memoria…

L’attore Peppe Miale

Le telefonate commosse, le urla fuori ai balconi festanti con anziani «impigiamati» e sorridenti, gli abbracci alla mamma, i bambini impazziti di gioia senza neanche sapere o capire perché, gli sguardi distratti ai salotti televisivi listati a lutto che non sono riusciti neanche per un attimo a dire che il Napoli aveva fatto una partita meravigliosa non concedendo un tiro che sia uno alla straordinaria Juventus… Un urlo ancora per il nostro Comandante che invece di poter spiegare felice come era riuscito a dipingere cotanta bellezza, doveva catodicamente rispondere di reato  per dito medio alzato contro l’imbecillità. Grazie Maurizio.

Il Comandante Maurizio Sarri

E grazie anche ad Antonella Morea splendida attrice e cantante. Antonella odia il calcio, proprio non si capacita di tanta importanza per ventidue deficienti in mutande che corrono dietro una palla. Addirittura dubita dell’intelligenza delle persone che stima, quando scopre del loro interesse calcistico e dell’amore che provano per la Squadra. Antonella, lunedì sera, giorno successivo all’evento, posta risentita su Facebook: «Non amo il calcio e non sapevo della vittoria del Napoli sulla Juve ma stamattina sul treno me so pigliata ‘na brutta questione cu ‘dduie cafune forse calabresi che dicevano tra le tante puttanate che per i napoletani ci deve pensare il Vesuvio… giuro non ci ho visto piu’!!! E allora Forza Napoli, afammocca!!!!!».

Antonella Morea

Non è per diversità  territoriale, né per agognato riscatto socio-culturale di un sud depresso, che anche chi non ama azzurramente prova attrazione per questa epica e meravigliosa compagine. E’ perché il Comandante in primis, e il manipolo di Eroi al suo seguito, mai trascurando gli ingiustamente vituperati quadri dirigenziali, propagandano la possibilità di raggiungere l’obbiettivo massimo grazie al lavoro. Un lavoro che si accompagna all’idea di bellezza, da cui non ci può allontanare mai pena il decadimento della speranza. Lavoro e Bellezza, Bellezza e Lavoro. E anche chi non sa di calcio, ma sa di etica, riconosce il Lavoro e la Bellezza. E fa il tifo per esse. Cioè, per il Napoli!

Azzurramente, Peppe Miale

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