Il sommergibile emerso nel porto di Napoli

Il sottomarino nucleare della Marina statunitense ‘John Warner’, una delle unita’ che nella notte tra venerdi’ e sabato ha partecipato all’attacco di Usa, Gran Bretagna e Francia contro la Siria con il lancio, dai suoi sistemi a bordo, di missili contro il magazzino di armi chimiche Him Shinshar, poteva stare all’ancora nelle acque del golfo di Napoli: era in un’area autorizzata e assegnata alla Nato.

E’ da decine di anni che esiste un protocollo d’intesa tra la Nato e l’Italia che permette a unita’ dell’Alleanza di stazionare in zone dedicate, per rifornimento e operazioni di manutenzione, e quando si tratta di attivita’ proprie della Nato non e’ necessario richiedere autorizzazione aggiuntiva o particolare. A meno che non si parli di attivita’ operativa, ovvero bellica che parta dall’Italia: allora occorre la pre-autorizzazione italiana del nostro governo. Nel caso della ‘John Warner’ era solo questione di rifornimento.

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In piu’ si fa rilevare, anche in riferimento a quanto dichiarato dal sindaco Luigi de Magistris, che comunque il sottomarino non e’ mai entrato nel porto di Napoli, ne’ vi potrebbe entrare – viene riconosciuto – proprio per le sue caratteristiche di unita’ nucleare nonostante il capoluogo campano sia la sede della VI Flotta della Marina statunitense. Andando poi nel dettaglio, le fonti ribadiscono che l’attracco del sottomarino nella rada di Napoli e’ datato 20 marzo, al termine della esercitazione ‘Dynamic Manta 2018 (DYMA 18)’ svoltasi dal 2 al 16 marzo nel Mediterraneo, una delle piu’ importanti e complesse attivita’ addestrative dell’Alleanza atlantica antisommergibili che si svolge al largo delle coste siciliane e che ha visto la partecipazione di unita’ navali e sommergibili di Canada, Grecia, Italia, Spagna e Turchia, sotto il controllo del Comando Sommergibili della Nato.

Dopo il 20 marzo la ‘John Warner’ ha lasciato le acque italiane raggiungendo Gibilterra e da li’, il 5 aprile, ha levato le ancore navigando verso il Mediterraneo orientale e quindi piazzandosi a distanza tale da poter prendere parte poi, venerdi’ notte, all’attacco contro la Siria lanciando missili Tomahawk.