Scambio di materiale pedopornografico dal Friuli alla Campania

Abili, “smanettoni”, navigavano in internet con sicurezza, con frequenti reindirizzamenti a siti privati o a chat private utilizzando ovviamente nickname. Ma, a dispetto di ogni forma di anonimato e di cautela, “in rete non esiste l’anonimato”, come , lapalissianamente, sostiene Manuela De Giorgi, Dirigente del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Fvg. E dunque le indagini sono state soltanto piu’ lunghe e articolate, ma alla fine i componenti di una rete nazionale di pedofili sono stati individuati (quasi tutti) e denunciati. Il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del Friuli Venezia Giulia coordinata dal Servizio della Polizia Postale di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Trieste, ha denunciato 13 persone per il reato di detenzione di materiale pedopornografico.

L’inchiesta, partita da Udine, si e’ presto estesa a sei regioni, tra queste anche la Campania, con perquisizioni che hanno portato al sequestro di materiale informatico e numerose apparecchiature tra smartphone, tablet, hard disk, personal computer, pendrive, account mail. L’operazione, “Pepito”, scaturisce dal monitoraggio degli investigatori della Polizia Postale di Udine, appunto, della rete internet contro la pedopornografia online, e sono partite da un sito con immagini illecite di ragazze e ragazzine perfino di 13 anni coinvolte in atti sessuali e in pose erotiche. Immagini corredate da tanto di commenti in italiano. Da quel sito, si potevano raggiungere altri spazi web con altro materiale illecito, dove gli utenti chiedevano nazionalita’, eta’, nome delle ragazze. Gli agenti sono riusciti a risalire anche ad alcune pagine del servizio di pagamento digitale e trasferimento di denaro e forum con discussioni sulla Bibbia 3.0, vale a dire un insieme catalogato di immagini e video pornografici e pedopornografici. Da qui, gli internauti potevano scaricare il materiale.

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L’indagine ha varcato i confini: sono state presentate rogatorie alle autorita’ giudiziarie statunitensi. “Il provider e’ statunitense e dunque tramite l’Fbi abbiamo svolto indagini articolate per i continui reindirizzamenti su altri siti e chat privati”, ha spiegato la De Giorgi, segnalando che “la Polizia Postale effettua monitoraggi continuamente e in modo silenzioso”. Gli investigatori hanno anche scovato centinaia di transazioni finanziarie dei conti PayPal, fino a individuare il gestore del sito e alcuni utenti, che risiedono in Campania, Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Piemonte e Veneto. L’inchiesta e’ ancora aperta, dunque gli investigatori non hanno fornito altri dettagli, se non che gli indagati sono di eta’ varia.

“Le violenze prosperano nel silenzio e nella solitudine, e l’unica possibilita’ concreta che abbiamo di sconfiggerle e’ farle emergere, farne un’urgenza e una priorita’ di tutta la nostra comunita’, con un’attenzione che deve rimanere sempre e il piu’ possibile alta e condivisa”, ha scritto la ministra per le Pari Opportunita’ e la Famiglia Elena Bonetti in un post su Facebook, parlando di “sfruttamento sessuale”. La ministra ha inoltre ricordato di aver ricostituito il nuovo Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia. Rivendicando peraltro l’iniziativa avviata di studiare un suo potenziamento, immaginando “una partecipazione piu’ ampia di soggetti istituzionali”. E’ indispensabile “proteggere i piu’ piccoli”. D’altronde, come ha evidenziato la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, Licia Ronzulli, il fenomeno pedopornografico ha “dimensione vastissima” e si puo’ combattere solo con “una sempre maggiore cooperazione tra le forze di polizia dei vari paesi e una normativa uniforme”.