Tangenti e soffiate, l’investigatore patteggia; accusa di corruzione derubricata, scarcerazione a un passo

Tangenti e soffiate, il processo scaturito dall’inchiesta sulla società regionale Sma Campania si apre con un clamoroso colpo di scena. Il sostituto commissario di Ponticelli Vittorio Porcini, accusato di aver fornito in-formazioni investigative all’imprenditore in odore di camorra Salvatore Abbate, ricevendone in cambio alcune utilità materiali, ha deciso di patteggiare la pena con il consenso del pubblico ministero: il detective di Napoli Est dovrebbe dunque andare incontro a una condanna a 1 anno e 10 mesi con sospensione della pena. Gli agenti Domenico Boezi e Domenico Sabatino hanno invece presentato istanza di accesso al rito abbreviato, così come il tecnico Andrea Basile. Giacomo Perna ha invece concordato una condanna a 2 anni con pena sospesa. La palla passa adesso al gip, che scioglierà la riserva nelle prossime udienze fissate per fine settembre. Tornando alla posizione dell’ormai ex funzionario del commissariato Ponticelli, quello andato in scena ieri nell’udienza preliminari è stato probabilmente per lui il miglior epilogo possibile. Con le accuse inizialmente formulate a suo carico, Porcini rischiava infatti di andare incontro a una condanna ben superiore ai sei anni di reclusione. Il sostituto commissario dal suo ha sempre professato la propria innocenza, tant’è che già in sede di Riesame, grazie al lavoro dei suo difensori, gli avvocati Giovanni Abet e Sara Piccini, alcune delle imputazioni a suo carico erano state cancellate. L’ultimo colpo di scena ha però preso corpo in udienza preliminare, con la derubricazione dell’accusa di corruzione di pubblico ufficiale, in quella di corruzione per l’esercizio della funzione. In precedenza, davanti ai giudici delle Libertà, erano invece venute meno le accuse di abuso di ufficio e favoreggiamento. Con un quadro indiziario ormai pressoché polverizzato, la difesa di Porcini ha dunque potuto intavolare il patteggiamento della pena. Il sostituto commissario, attualmente agli arresti domiciliari, potrebbe a questo punto tornare a piede libero da un momento all’altro. L’udienza di ieri ha poi riservato un ulteriore colpo di scena: l’ex consigliere regionale Luciano Passariello ha infatti chiesto al giudice di essere interrogato in aula. L’esame potrebbe avvenire già nella prossima data utile. A febbraio l’inchiesta aveva portato l’esecuzione di 17 arresti e aveva svelato un giro di fanghi non trattati immessi in mare attraverso il depuratore di Napoli Est, ma anche episodi di evasione dell’Iva sul commercio di idrocarburi, oltre che a presunte tangenti. Il tutto sotto l’ombra minacciosa dei clan Mazzarella e Cimmino, oltre che con la sospetta complicità di uomini in divisa che avrebbero fornito informazioni investigative ad alcuni imprenditori in odore di mala. È questo, in sintesi, il ritrattato della mala 2.0 che emerge dall’inchiesta che ha portato all’iscrizione di ventotto persone nel registro degli indagati. Sotto la lente della Procura partenopea sono finiti in particolare la partecipata Sma Campania e il commissariato di Ponticelli: ritrovatisi a essere l’epicentro di un vero terremoto giudiziario. L’indagine ha preso piede dalla gestione dello smaltimento dei fanghi non trattati, motivo per il quale c’è anche la contestazione di disastro ambientale nei confronti di alcuni indagati arrestati da polizia e guardia di finanza. Nel mirino la Sma, società che si occupa di rifiuti e depurazione e adesso ritenuta parte offesa. Sono emersi poi anche episodi di corruzione, come quello che ha visto coinvolto Porcini.

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Tratto dal quotidiano Il Roma

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