La denuncia ai carabinieri, gli incontri monitorati

di Francesco Vitale

Quello del «caro estinto», si sa, è un comparto che spesso finisce al centro di inchieste della magistratura. Ci è finito anche stavolta, con l’esecuzione di sei misure di custodia cautelare: una in carcere (l’imprenditore Alfonso Cesarano, classe 1958), cinque ai domiciliari (Saturno Cesarano, Alfonso Cesarano, classe 1957, Giulio Cesarano, Catello Cesarano e Michele Cioffi). Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di concorso nel trasferimento fraudolento di valori. Reato, secondo le ipotesi della Procura, aggravato dal fatto che sarebbe stato commesso per agevolare «il raggiungimento delle finalità illecite dell’associazione di tipo mafioso, denominata clan D’Alessandro (operante a Castellammare di Stabia e nelle zone limitrofe, ndr), nonché avvalendosi della forza intimidatrice di questa organizzazione», è scritto nell’ordinanza a firma del gip del Tribunale di Napoli, Giovanna Cervo.

Video – Le onoranze funebri nelle mani
della camorra a Castellammare, sei arresti

I giudici ricostruiscono l’esistenza di accordi taciti tra le imprese di onoranze funebri che operano sul territorio stabiese, così da determinare zone di competenza, che dovevano essere rispettate, senza che vi fosse alcuno «sconfinamento». Circostanza quest’ultima che – argomentano gli inquirenti – si traduce con una gestione monopolistica dettata dai clan che agiscono nel comprensorio stabiese, «impedendo l’ingresso ad altre imprese concorrenti, presenti sullo stesso territorio o su territori limitrofi, rafforzando in tal modo il loro potere sul territorio».

I numeri
dell’operazione:
sei arresti,

il sequestro
da 7,5 milioni

di euro

Nel corso dell’operazione (che si basa su indagini condotte tra il 2013 e il 2016), è stato eseguito anche un sequestro beni per la Servizi funebri srl, di Castellammare di Stabia, e l’Impresa funebre Cesarano srl (sedi a Scafati e a Vico Equense), per un valore complessivo che si attesterebbe sui 7,5 milioni di euro. Fondamentali nelle indagini le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, nel caso ex affiliati della cosca di Scanzano, che contribuiscono a tracciare il profilo dell’imprenditore Alfonso Cesarano (classe 1958). Quest’ultimo, è riportato nell’ordinanza, «ha mostrato di essere il vero e proprio ideatore delle operazioni fittizie contestate nelle imputazioni provvisorie, che, forte dei suoi legami con la criminalità di riferimento, si prestava a rendere numerosi favori ad esponenti del clan in cambio della garanzia di esercitare in forma monopolistica l’attività di impresa, nell’interesse dello stesso clan D’Alessandro che manteneva e rafforzava in tal modo la propria egemonia sul territorio. D’altro canto, il Cesarano dinanzi alla stessa concorrenza non esitava ad ostentare la sua supremazia (“siamo gli amici degli amici”), certo di avere la protezione del clan, per raggiungere le proprie finalità».

Il profilo di
Alfonso Cesarano
(classe 1958)
tracciato dagli inquirenti

Alfonso Cesarano

Negli atti si fa riferimento – sempre per inquadrare il personaggio Alfonso Cesarano – a una denuncia sporta ai carabinieri (ai quali si rivolge prima di recarsi a Castellammare) dal dipendente di una ditta di pompe funebri operante in  provincia di Caserta, che è chiamata a svolgere i funerali di un suicida (da seppellire a San Giorgio a Cremano), deceduto all’ospedale San Leonardo di Castellammare. Gli incontri tra la presunta vittima di estorsione e Cesarano, vengono monitorati.

Il pentito / «Il monopolio dei funerali a
Castellammare è in mano ai Cesarano»

Al dipendente delle pompe funebri della provincia di Caserta, emerge dalle registrazioni, viene prospettato che se vuole «sbrigare la pratica», deve sottostare alle «regole» che vigono sul territorio stabiese e pagare. Non c’è alcuna scelta. «A chiunque noi non facciamo solo i documenti … mettiamo anche la bara … solitamente ci prendiamo 1.200 euro … le difficoltà le troverai, io te lo dico proprio a livello di ufficio e tutto … Io ti ripeto, ma io neanche ti posso dire fallo tu perché non posso farlo, qua tutti quanti così si comportano», viene detto al dipendente delle pompe funebri «extraterritoriali».

L’imprenditore
intercettato,
lo sconto di 200 euro

«Mi segui, mi chiamano perché noi siamo gli amici degli amici (…) ci mettiamo a disposizione con tutti quanti. I documenti non te li fanno qua, è tutta una situazione particolare… siamo persone che sanno come funzionano le cose… adesso questo è morto a Castellammare, hai capito?», dice Cesarano.

La denuncia
ai carabinieri

Risultato? Il dipendente delle pompe funebri della provincia di Caserta, per effettuare i funerali è costretto a versare mille euro.  «A tale pretesa chiedevo uno sconto – afferma la vittima -; il Cesarano abbassava la richiesta a 1.000 euro. Gli consegnavo quindi il denaro composto da una banconota da 500 euro e da 10 banconote da 50, che unitamente ad un foglietto manoscritto con il mio nome e cognome nonché numero di telefono, stringeva nel pugno della mano e dopo avermi fatto vedere le bare, appoggiava sulla scrivania. All’uscita informavo voi carabinieri e, successivamente, dopo essermi effettivamente reso conto che in effetti avrei potuto sbrigare da solo le pratiche burocratiche, su vostra indicazione mi recavo presso l’ufficio dello Stato civile. In tale sede l’impiegato comunale addetto, alla mia richiesta di voler fare la dichiarazione di morte per il deceduto, con il contestuale ritiro del certificato di seppellimento, in quanto operavo per l’impresa funebre designata dalla famiglia, riferiva che a tale atto aveva già provveduto l’impresa Cesarano e che per tanto solo ad essa avrebbe consegnato la documentazione richiesta».