Il sindaco Luigi de Magistris festeggia la vittoria coi centri sociali

di Giancarlo Tommasone

Potere al Popolo ha passato la notte dello scrutinio lì dove tutto è iniziato, nel cuore di Materdei, presso l’Ex Opg–Je so’ pazzo. I ragazzi del centro sociale hanno esultato al raggiungimento dell’1,2 percentuale, non badando tanto al risultato – che per la tornata ha rappresentato un traguardo di tutto rispetto -, quanto alle aspettative del prossimo futuro. Seguendo il solco del radicamento sul territorio, il passo successivo, stando anche alle parole del portavoce Viola Carofalo, sarà quello di continuare sulla stessa linea fin qui tracciata; linea che si è dimostrata vincente.

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Viola Carofalo
Viola Carofalo

Pap è stato premiato anche a Napoli, dove da tempo si respira aria e voglia di comunismo. Non solo da parte dei gruppi considerati ‘antagonisti’, come possono essere Insurgencia o Partenope Ribelle, ma  anche da rappresentanti del Comune, primo tra tutti il sindaco Luigi de Magistris. E allora, ormai da anni, la rivoluzione arancione appare alquanto più rossa perché il primo cittadino con dichiarazioni, azioni e gesti, sembra essersi ormai calato nel personaggio del Che. Un Guevara tutto partenopeo che affonda, però, le radici del credo marxista in un retroterra borghese.

Una sorta di comunismo di facciata che riprende, forse, solo i comportamenti della rivoluzione e degli emuli di Lenin. Giggino si fa immortalare spesso con il pugno chiuso alzato o mentre canta ‘Bella Ciao’, come avviene ad esempio all’inaugurazione di Largo Berlinguer a dicembre del 2014. Tra le bandiere rosse del Pci si alza un coro che strappa applausi e fa battere il cuore ai nostalgici, ma nella sostanza, il comunismo è un’altra cosa e da sempre fugge i salotti borghesi di Chiaia, Toledo e Piazza Municipio.

La moglie di Luigi de Magistris, Maria Teresa Dolce (al centro), col pugno chiuso alzato

Tra un’alzata di pugno e un’altra capita pure che il sindaco scriva su Facebook post come questo dello scorso autunno: «Chi ha paura della rivoluzione si metta di lato. La rivoluzione è lotta, rischio e coraggio… si lotta senza denari con profondo amore ed infinita passione. Cercansi combattenti, da reclutare nell’esercito popolare di lotta per i beni comuni e per la liberazione. In cambio cediamo i Ponzio Pilato e i Don Abbondio».
Per de Magistris si deve lottare «con il corpo, con la mente e con il cuore… la rivoluzione è lotta, rischio e coraggio, è sentimento, finanche sofferenza, certamente non è una cena di gala in salotto con maggiordomi e camerieri». E se lo dice lui, bisogna comunque credergli.