Il caso Lavitola riaccende l’attenzione su “La scelta”, tra Superman, fonti giornalistiche e racconti sentimentali
Il caso Lavitola ha riportato in vetrina un libro che sembrava già archiviato. “La scelta”, il memoir di Sigfrido Ranucci, torna a circolare per i passaggi personali finiti sul web e per il ritratto che il conduttore di Report costruisce di sé.
Il giornalista con i sensi di Superman
Nelle prime pagine Ranucci si paragona al supereroe che amava da bambino. «La forza di Superman è nei suoi sensi acuti», scrive, perché «lui sente cose che altri non riescono a percepire».
L’immagine diventa la chiave del racconto: il cronista capace di scorgere ciò che resta nascosto agli altri.
Il caso Lavitola cambia la lettura
Quel modello di limpidezza viene ora riletto alla luce delle vicende che coinvolgono Valter Lavitola. Il libro, pubblicato come testimonianza professionale e personale, finisce così dentro una discussione più ampia sulle frequentazioni, sulle fonti e sulle relazioni costruite durante il lavoro giornalistico.
Il memoir parla soprattutto di Ranucci
Tra Ground Zero, il crac Parmalat, Denis Verdini e l’incontro tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini, il volume ripercorre alcune inchieste di Report. Il vero protagonista resta però l’autore, presente in ogni snodo come giornalista, narratore e personaggio.
«Il sole che, come per Superman, mi ricarica e mi aiuta a continuare siete voi, che insieme a me credete al valore della scelta», scrive rivolgendosi ai lettori.
Le fonti entrano nella vita privata
Molte pagine sono dedicate a Emilia, nome di fantasia attribuito a un’insegnante sposata e prima fonte di un’inchiesta sul Ministero dell’Istruzione. Il rapporto professionale si intreccia a quello sentimentale, raccontato con toni da romanzo.
«L’avevo immaginato come un incastro perfetto. E la realtà in quel momento mi è semplicemente sembrata il prosieguo dell’immaginazione».
Gli stralci diventati virali
Le scene intime hanno alimentato commenti e ironie online. Ranucci ha preso le distanze da quei passaggi spiegando: «Sono solo cose romanzesche, niente di vero».
Resta aperta la questione sulla natura del libro: autobiografia, saggio militante o racconto costruito mescolando fatti, emozioni e invenzione narrativa.
Il confine tra cronaca e autoritratto
La retrocopertina presenta Report come una squadra impegnata a «vagliare informazioni, collegare eventi, ascoltare voci». Nel memoir, però, la cronaca convive con un autoritratto senza filtri, nel quale il conduttore racconta il mestiere e mette in scena sé stesso.

















