Questa mattina, a pochi giorni dalla tragedia di Ottaviano, sit-in di Potere al Popolo davanti alla Prefettura.

di Simona Ciniglio.

Si è parlato tanto di lavoro durante la Fase 1 dell’emergenza Coronavirus. Il blocco improvviso, planetario, di molti comparti produttivi per contrastare la diffusione del contagio, oltre a ricordarci la fragilità delle nostre vite, ha evidenziato le iniquità di un sistema che genera ricchezza per pochi e rischio per molti. Si è detto che la ripartenza avrebbe dovuto reggersi su nuove priorità, che la sicurezza per i lavoratori avrebbe dovuto precedere il profitto. Ieri a Tivoli un operaio 58enne è morto schiacciato da un muletto; l’altro ieri un operaio 30enne è morto in un incidente sul lavoro, travolto da un camion in manovra, mentre un altro a Castelfiorentino cadeva dal tetto su cui stava lavorando, finendo in condizioni gravi all’ospedale.

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E ancora il 5 maggio a Ottaviano, nello scoppio alla Adler Vincenzo Lanza, 55enne, ha perso la vita, e altri due colleghi sono rimasti feriti, uno dei quali, Giuseppe Pisanti, è in rianimazione in condizioni gravissime. Le condizioni di Marco Pella sono fortunatamente meno gravi, ma la classifica dei danni è già inaccettabile, perché per lavoro non ci si dovrebbe ferire, morire meno che mai.

Così quello che emerge è non una ripartenza su nuove basi, non l’attacco al cuore del capitalismo e le nobili formule enunciate in una vicinanza contingente e paradossale da quarantena, ma solo che finché le fabbriche restano chiuse non si muore, dopo tutto riprende come prima. Viene da chiedersi dove sia finita la paranoia che ci hanno inoculato a mo’ di virus: Governo, regioni, comuni. La preoccupazione per le nostre condizioni di salute, il clima da armageddon, i controlli, i droni: o erano propaganda a costo zero, basata sulla paura delle persone, oppure è proprio vero che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.

Il nemico pubblico della pandemia è diventato il runner, in un clima diffuso di delazione e sospetto, un’atmosfera che avrebbe dovuto ripugnare . E invece. I secondini popolari alla finestra purtroppo non applicano la stessa indignazione alle condizioni di lavoro nelle fabbriche, ritenendo il rischio sul lavoro, i morti, niente più che statistica. E così quando le fabbriche riaprono e la sicurezza diventa fondamentale: mascherine, guanti, gel, distanze, i controlli sono scarsissimi ma nessuno ci fa caso.

La spinta di Confindustria per le riaperture durante la pandemia e le risposte cedevoli di Conte, al di là della soluzione grillina di promesse e bonus (che non arrivano), ci dice ancora una volta che il Re è nudo.

Oggi di questo hanno parlato i ragazzi di Potere al popolo in sit-in a Piazza del Plebiscito a Napoli. Di sicurezza, ambiente e contraddizioni di una Fase 2 che non convince. Una ventina di manifestanti, adeguatamente distanziati con uno striscione:“Il ritorno alla normalità è l’esplosione alla Adler? Basta morti sul lavoro. Ciao Vincenzo”’.

“Le Prefetture – spiega Giuliano Granato di Pap – hanno controllato poco e male, già durante la chiusura hanno dato la sospensiva solo al 2,6% delle aziende che avevano chiesto di aprire in deroga, cioè il nulla. Noi sappiamo per avere contatti in aziende, che in molti casi non si rispettava la normativa nella fase di lockdown e la fase 2 ora si apre con la paura: a quella per la salute si aggiunge anche quella della fame. Perché vivono da due mesi con una cassa integrazione che spesso non è arrivata, e gli ammortizzatori sociali lasciano scoperti tanti, penso ai lavoratori stagionali Gesac che sono senza ammortizzatori ora. Noi chiediamo un incontro con la Prefettura per verificare meccanismi in campo anche perché i comitati nelle aziende non funzionano perché subiscono l’arma del ricatto degli imprenditori: molti lavoratori hanno paura di poter sottolineare le criticità perché la minaccia implicita e spesso esplicita, come detto dai dirigenti nazionali di Confindustria, è che si perde competitività, fette di mercato e quindi si va verso il ridimensionamento e i licenziamenti”

“Noi stiamo promuovendo – prosegue – dei comitati popolari di lavoratori e lavoratrici che possano essere uno strumento concreto nelle mani dei lavoratori organizzati su base territoriale per denunciare le mancanze nelle aziende e implementare degli strumenti di controllo, anche perché sappiamo che le riforme degli ultimi anni hanno ferocemente indebolito le capacità di controllo dell’ispettorato del lavoro e delle Asl”. Pap racconta anche delle denunce di un ex lavoratore della Adler: “Un collega di Vincenzo – spiega Granato – ci ha contatti, aveva conosciuto Vincenzo e ci ha tenuto a raccontare la sua esperienza nell’azienda, sottolineando che le misure di sicurezza non erano rispettate neanche negli scorsi anni. Sono esperienze che ci sottolineano tanti altri operai anche di aziende con partecipazione di capitale pubblico. Questo lavoratore è venuto allo scoperto ma tanti hanno paura essere messi ai margini”. 

Intanto polizia e carabinieri stanno ascoltando tutte le persone che erano presenti nella fabbrica di Ottaviano al momento dell’esplosione, poco prima delle 16, e visionando le immagini registrate dagli impianti di video sorveglianza. Al vaglio le cause dell’esplosione, si parla di fuga di gas o errore umano. Ma lo scoppio a soli due giorni dalla ripresa delle attività fa pensare.