Un sequestro di denaro

L’imprenditore tra due fuochi, il recupero crediti milionario delle cosche

Nell’informativa di polizia giudiziaria redatta sulle attività di un potente clan del Vesuviano, non è riportata la cifra precisa  di quanto un imprenditore caduto in disgrazia è tenuto a versare a un creditore, anche se, dai contenuti delle conversazioni intercettate, dovrebbe trattarsi di non meno di un milione di euro. Un «bottino» su cui hanno messo gli occhi – e sperano di mettere le mani – due esponenti di un sodalizio criminale che agisce nel comprensorio nolano.  I due sono stati ingaggiati dal creditore che non riesce a rientrare in possesso del denaro.

La situazione, per l’imprenditore (il debitore, ndr) è critica: complice la crisi economica, ma soprattutto un incendio che ha interessato i locali della sua attività, si trova praticamente in ginocchio e non può più far fronte all’impegno preso. Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, il creditore decide, dunque, di contattare i suoi amici malavitosi, concordando con loro un compenso, se riusciranno a entrare in possesso del denaro.

ad

La spedizione per portare l’«ambasciata»

Immediatamente parte l’azione per il recupero del credito che innescherà la visita dei camorristi presso l’azienda della persona finita nel mirino. Non ci vuole molto alla coppia di malavitosi per strappare una promessa alla vittima, che si impegna a partecipare a una riunione in cui verrà messo a punto il piano di rientro, anche attraverso effetti (assegni postdatati) e cambiali per coprire il dovuto.

I due, terminato l’appuntamento, decidono di spiare le mosse dell’imprenditore, prevedendo che quest’ultimo si recherà (cosa che nei fatti avviene) dal capoclan del paese in cui ha sede l’attività commerciale, per chiederne l’intervento. I due camorristi attendono che l’obiettivo si metta in macchina, poi, lo seguono e vedono l’auto del commerciante fermarsi proprio nell’edificio in cui abita il boss.

A questo punto hanno la conferma ai loro sospetti. Gli investigatori «assistono» alla scena in diretta, grazie alla microspia installata sull’autovettura utilizzata dai malavitosi. «La macchina sta sempre dietro là o si è fermata?», chiede il conducente al «navigatore». «No, no, si è fermata dove sta P. (il boss, ndr). Quello adesso deve andare a fare rapporto di quanto ci siamo detti», gli viene risposto. «Può andare dove vuole lui, va bene lo stesso, così i soldi invece di darli a uno solo, li dà a due di noi (a entrambe le cosche) e invece degli assegni e delle cambiali, a noi ce li dà in contanti», afferma il camorrista.