venerdì, Ottobre 7, 2022
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Si dicono democratici, poi fanno i dittatori in casa altrui

I capolista «catapultati» da Roma. A rischio lo scranno di Enzo Amendola, Conte e Sgambato rinunciano. Cresce il malumore

Il PD si chiama ancora Partito Democratico? A guardare le liste elettorali e i capolista presentate in Campania sembrerebbe proprio di no. Perché in posizioni sicure all’ombra del Vesuvio, i leader democrat hanno preferito piazzare tre esponenti di spicco del partito da far eleggere a tutti così anziché esponenti locali.

E così il ministro della Salute Roberto Speranza guiderà la pattuglia che correrà per un posto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Napoli 1, il ministro della Cultura Dario Franceschini sarà primo in lizza al collegio senatoriale Campania 1 mentre la sindacalista Susanna Camusso guiderà le truppe, sempre in Senato, in Campania 2. Ma cosa hanno a che fare Speranza, Franceschini e Camusso con la nostra regione? Assolutamente niente.

Se il primo è almeno nato nel Sud Italia (Potenza) gli altri due sono addirittura originari del Nord. Il secondo, infatti, è originario di Ferrara mentre l’ex leader della Cgil è addirittura di Milano. Come possono rappresentare le istanze del territorio non conoscendone le problematiche? Invece la Direzione nazionale del partito ha preferito ignorare la questione, con un piglio dittatoriale, relegando i campani a posti marginali. L’unico che si è «salvato» è il segretario metropolitano partenopeo, Marco Sarraccino (vicino all’ex ministro Andrea Orlando) che è stato candidato come capolista nel collegio Napoli 2. Come previsto da Stylo24 nel marzo del 2021.

I dubbi di Enzo Amendola

Una mossa però che ha creato molti malcontenti e rischia di provocare la fuga di tantissimi democrat della prima ora. Il caso più eclatante forse è quello del sottosegretario agli affari Ue Enzo Amendola. All’ex segretario regionale Dem, infatti, è stata proposta la candidatura in terza posizione al Senato dietro a Dario Franceschini e Valeria Valente. Proposta che non gli è piaciuta per niente e starebbe pensando molto concretamente di rinunciare alla corsa a Palazzo Madama. Per Amendola l’elezione in quella posizione sarebbe tutt’altro che scontata e per questo si sarebbe mosso direttamente Letta che lo avrebbe contattato per chiedergli di non rinunciare.

I rifiuti di Conte e Sgambato

Chi ha già rifiutato, invece, è Federico Conte. «Mi ha colpito la scelta di trasformare la Campania in un’area di atterraggio per candidature prestigiose di altre realtà. Evidentemente si ritiene che la classe dirigente espressione del sistema di potere locale non sia all’altezza di esprimersi a livello nazionale e, nel contempo, si impedisce che ne emerga una nuova. A pro di chi? Non certo della Campania» ha affermato in un duro comunicato stampa.

Ha rinunciato anche la componente della direzione nazionale Camilla Sgambato che ha spiegato: «Per la seconda volta, come avvenne già nel 2018, mi è stata proposta una candidatura in posizione non utile. Non mi sono mai sottratta alle battaglie politiche e al senso di responsabilità di chi vive in una comunità e ne rispetta regole e obiettivi. Ma a tutto c’è un limite». Ma ha anche accusato Letta & c. di aver mortificato le donne «in alcuni casi, addirittura inserite più volte, per far scattare gli uomini!» Anche lo stesso Lello Topo, deputato uscente e forte di un bacino elettorale non indifferente, è stato messo in una posizione di forte rischio dietro Roberto Speranza, Marco Sarracino e Loredana Raia.

Gli «schiaffi» ai politici locali

E meno male che solo qualche giorno fa proprio lo stesso Sarracino aveva annunciato battaglie identitarie a favore di Napoli e dell’intero Mezzogiorno. Difficile crederci sul serio se poi da Roma catapultano candidati di Milano e Ferrara. Si tratta, alla fine dei conti, dell’ennesimo smacco per la classe dirigente locale e per il dominus del Pd campano Vincenzo De Luca dopo la scelta di un commissario regionale, Francesco Boccia, nato, cresciuto, candidato e ricandidato in Puglia. Con buona pace della democrazia.

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