di Luigi Buoninconti

Gianluca Ferraris, giornalista e scrittore, torna in azione e completa la sua trilogia con un altro thriller-noir. Dove protagonista è sempre il giovane Gabriele Sarfatti, coraggioso giornalista di “Scenario” che si rifugia continuamente nel mondo della droga per allontanarsi dalla dimensione del reale. E mantenersi pimpante alla ricerca di una nuova storia o di un nuovo fatto da raccontare.

ad
La copertina di Shaboo

Questa volta ad impegnare Sarfatti è il ritrovamento di due cadaveri decapitati nella toilette di un Intercity. È così che il protagonista si imbatte nell’evolversi di uno scontro tra clan rivali che si contendono il traffico di una droga sintetica ma devastante, lo shaboo appunto. Il romanzo è ambientato tra la Napoli di Secondigliano, fortemente pervasa dalla violenza camorristica e Milano, la Presunta Metropoli, città della moda e dei teatri. Costellata da locali chic e templi della cultura ma anche da quartieri degradati e malfamati in cui divampa impenitente la rogna della droga.

Gianluca Ferraris: “Ho cercato di offrire la realtà in cui mi sono imbattuto”

“Con questo libro – spiega Ferraris ai microfoni di Stylo24 – ho cercato di offrire la realtà di numerose storie di cronaca in cui mi sono imbattuto, costruendo una fiction romanzata su un tema che è ancora molto poco trattato dai media, giornali e radio-televisione. Un esempio su tutti la storia di Paco e Juanita quasi completamente tratta dalla cronaca quotidiana.”

Lo shaboo all’inizio si era diffuso come droga degli immigrati perché permette dei cicli di veglia e di non sonno fino alle 26 ore continuata. Ma oramai, secondo l’autore, è diventata la droga dei nostri tempi, devastante sicuramente ma anche la migliore alternativa low cost alla cocaina.

Gianluca Ferrarsi, autore di Shaboo

“Se è vero – dice Ferraris – che le mafie sono le prime a cogliere certi segnali di mutamento del mercato e ad approfittarne. Credo comunque che bisognerebbe concentrarsi innanzitutto sulle situazioni che alimentano il consumo di droga più che sulla repressione stessa del fenomeno. Essa anche al livello economico risulta molto più costosa e difficile da mettere in atto. Soprattutto quando riguarda soggetti particolarmente deboli, quali gli adolescenti di cui in parte si parla nel libro.”

Sarebbe più opportuno in effetti concentrarsi sulla difesa e sulla prevenzione degli usi e dei policonsumi di queste sostanze stupefacenti. Mediante un’attività di educazione alla salute e alla legalità perpetrata non solo nelle scuole, tra progettualità e associazionismo.
Ciò potrebbe favorire almeno alcuni nel non rimanere imbrigliati in questi baratri dell’orrore e gli operatori a cogliere i segnali di criticità nel giusto tempo.