Le modalità dello sblocco degli sfratti innescano le polemiche (foto di repertorio)

Lo stop alle esecuzioni proseguirà anche dopo il 30 giugno prossimo

Sarebbero circa 120mila gli sfratti da eseguire sull’intero territorio nazionale. Il blocco degli sfratti, stando all’ultimo emendamento al decreto Sostegni, e approvato il 4 maggio scorso, proseguirà anche dopo il 30 giugno. Non per tutti, però, perché saranno congelate fino al prossimo 30 settembre, le procedure adottate dal 20 febbraio 2020 al 30 settembre 2020. Le altre procedure, quelle adottate dal primo ottobre fino al 30 giugno di quest’anno, restano congelate fino alla fine del 2021. Potranno riprendere, invece, le procedure antecedenti il febbraio del 2020. Dalle esecuzioni, dunque, sono salvi anche i morosi del periodo pre pandemia Covid.

Non sono mancate le polemiche per la decisione presa dal Governo.  «La nostra posizione è chiara: il blocco degli sfratti è, in sé, un abuso, perché priva i proprietari di un diritto sancito da un giudice, quello di tornare in possesso del proprio immobile, spesso dopo anni di mancate entrate, di spese e di tasse. A nostro avviso, quindi, al 30 giugno 2021 – dopo ben 16 mesi di sospensione del diritto – il blocco deve cessare per sempre e per tutti».

ad

Lo ha affermato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, sottolineando che «se l’intento dell’emendamento era di disporre lo sblocco, intanto, degli sfratti riguardanti le morosità pre Covid», il risultato non è pienamente raggiunto. Due le osservazioni: «La prima è che, visto che si interviene oggi, non si vede perché non si debba fissare la fine del blocco, per tali situazioni, in una data precedente al 30 giugno. La seconda è che, per sbloccare le morosità pre pandemia, occorre modificare il testo approvato in Commissione, spostando in avanti la data del 28 febbraio 2020, posto che il provvedimento di rilascio giunge al termine di un procedimento che dura diversi mesi e quindi la proroga al 30 settembre 2021 includerebbe anche morosità che nulla hanno a che vedere con la pandemia».

Riproduzione Riservata