di Raffaele Ambrosino.

La mozione, se presentata, non passerà. Ma quali effetti, perché importante discuterla? Domani, durante la seduta del consiglio comunale di Napoli, 16 consiglieri dovrebbero presentare una mozione di sfiducia al sindaco di Napoli. Lo faranno pur nella piena consapevolezza che il documento non avrà i numeri (21 voti a favore) per poter essere approvato e porre il termine anticipato rispetto alla scadenza naturale del mandato del sindaco che finisce nel 2021.

Presentare una mozione di sfiducia durante un consiglio comunale ordinario come quello di domani non significa che verrà discussa al momento, la legge, l’art. 52 del Tuel, prevede infatti che debba essere messa all’ordine del giorno non prima di dieci giorni e non dopo i trenta dalla data di protocollo con una seduta dedicata. La cosa che accadrà un minuto dopo la presentazione è che sia l’ordine del giorno in discussione, più tutti quelli programmati in futuro, verranno sospesi in attesa della convocazione del consiglio comunale con in discussione e votazione del singolo punto all’odg: la mozione di sfiducia.
Perché allora presentare una mozione di sfiducia nella certezza che non sarà approvata? Semplice, perché viste le condizioni della città e dei servizi al cittadino, ormai inesistenti, è un dovere politico per l’opposizione aprire una discussione pubblica, aperta e in contraddittorio con la maggioranza e il suo capo politico, Luigi de Magistris. Una discussione pubblica che dovrà essere anche un momento di denuncia circostanziata e di individuazione delle responsabilità. Una discussione da cui può, anzi, dovrebbe scaturire momenti di autocritica da parte del sindaco, della sua maggioranza, del singolo gruppo o del singolo consigliere. Una discussione il cui esisto potrebbe sempre essere una sorpresa. E per questo temuta da chi la subisce. Il risultato di questa discussione potrebbe essere anche un bene per il proseguo dell’amministrazione e i prossimi due anni di governo che ancora resterebbero.

De Magistris citta metropolitana

Alcune firme in calce al documento della mozione di sfiducia però, hanno un significato politico rilevante, anzi, rilevantissimo, visto l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale della prossima primavera per l’elezione del nuovo consiglio regionale della Campania e del suo presidente.
Infatti, le firme dei consiglieri rappresentanti del partito democratico e quelli del movimento cinque stelle, sono pesanti come macigni sulla possibilità che demA, il movimento del sindaco, possa poi essere oggetto di una alleanza, con l’uno a con l’altro movimento, o con entrambi, per future competizioni elettorali. Chiedere la sfiducia di un personaggio politico, il suo decadimento da sindaco, e poi proporre o accettare una alleanza con lo stesso soggetto sarebbe schizofrenico e incomprensibile per gli elettori, benché la storia parlamentare recente ci insegna che tutto è possibile, come è stato possibile per il M5s allearsi prima con la destra e poi con la sinistra. Ma le alleanze elettorali, che sono sottoposte al giudizio degli elettori, Umbria docet, son cose diverse dalle manovre di palazzo che restano nel palazzo come il governo Conte bis.

Altro elemento politico è la distanza che la mozione scaverà tra i partiti del centrosinistra, divisi tra chi appoggia indiscriminatamente e fa parte dell’amministrazione de Magistris e chi, invece, la combatte al punto di richiederne la fine attraverso la mozione. Verdi e MdP, in maggioranza con il sindaco e quindi contrapposti al partito democratico in comune, saranno molto probabilmente con il Pd a sostegno di De Luca tra qualche mese nella campagna elettorale per le regionali, mentre il sindaco ha annunciato una lista e forse un candidato (non lui) proprio contro la ricandidatura di Vincenzo De Luca. Un coacervo di contraddizioni e di “doppi forni” non proprio coerenti.

Sempre le firme dei rappresentati in consiglio comunale del partito democratico, stavolta insieme a quelle di rappresentanti di Forza Italia, assumono un contenuto rilevantissimo che stavolta si ripercuote nella istituzione Città Metropolitana. Il sindaco di Napoli, infatti, per effetto della disastrosa “legge De Rio” è anche sindaco della città metropolitana, ergo, chiedendo la mozione di sfiducia per il sindaco di Napoli, la si chiede anche per il sindaco dell’ente di piazza Matteotti. E’ evidente che una volta presentata la mozione di sfiducia, i consiglieri delegati del Pd e di Forza Italia della città metropolitana nominati dal sindaco, per dignità politica, dovrebbero rimettere le deleghe ricevute, visto che i colleghi di partito al comune hanno richiesto la sfiducia di chi gliele ha date.
Insomma, se è vero che la mozione di sfiducia non passerà, è vero che oltre ad una discussione ampia e articolata sulla mala amministrazione di Napoli, ci sarà un momento di chiarezza politica e, speriamo, di fine di tante ambiguità e consociativismi che tanto male fanno alla Politica con la P maiuscola e alla buona amministrazione.