Lina Lucci e Stefano Caldoro

Il dossier della Cisl (sindacato di centrodestra) sui numeri impietosi della gestione Caldoro

di Giancarlo Tommasone

Da qualche giorno Stylo24 affronta lo stato della sanità in Campania, partendo dalle responsabilità politiche relative allo smantellamento del comparto, avviato durante il governo regionale 2010-2015, quando alla guida di Palazzo Santa Lucia c’era il governatore Stefano Caldoro. Dopo aver riportato le critiche rispetto ai tagli, critiche che erano venute dagli alleati (vedi l’attacco dell’europarlamentare Enzo Rivellini), ci focalizziamo oggi, sui numeri.

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L’attacco di Rivellini / Sfascio sanità, anche
gli alleati accusarono il centrodestra di Caldoro

Li snocciola, a maggio del 2012, non certo il centrosinistra o un sindacato «rosso», ma un sigla di orientamento cattolico, che storicamente è espressione del centrodestra: la Cisl. All’epoca guidata dal segretario generale Campania, Lina Lucci, la confederazione redige e diffonde un dossier di 94 pagine, attraverso il quale sottolinea tutte le criticità della sanità della nostra regione. Si parte dai posti letto. Secondo quanto rileva il sindacato, «sono 2.402 i posti di emergenza tagliati, ma dei 953 posti per la riabilitazione e la lungodegenza nemmeno l’ombra. La media nazionale è di 4 posti ogni mille abitanti, in Campania sono 3,4, con punte di uno ogni mille nelle Asl Napoli 2 e 3». Si passa poi ai ricoveri impropri, «tanti in reparti per acuti di pazienti che dovrebbero essere curati in regime di day hospital, con assistenza domiciliare o in strutture di lungodegenza o riabilitazione». Secondo quanto emerge dal dossier, il danno economico è enorme. Una giornata di ricovero in acuto (degenza ordinaria) costa 700 euro, una in riabilitazione circa 250, l’assistenza domiciliare circa 100 al giorno.

I dati (relativi al 2012):
2.402 i posti di emergenza tagliati,
ma dei 953 posti per la riabilitazione
e la lungodegenza nemmeno l’ombra

Stando ai conti della Cisl, sono oltre 140mila i ricoveri impropri all’anno, circa il 12%. A questo si aggiunga il problema del personale, che fa registrare (a maggio del 2012) una riduzione del 20%. «Le carenze – è riportato ancora nel dossier – sono del 25%, con punte del 50% in ospedali (considerati di frontiera) come il Loreto Mare. E intanto aumentano i contratti precari». Impietosi gli altri dati messi nero su bianco dalla Cisl e relativi anche alla mancanza di attrezzature. «In tutta la Asl Napoli 1, oltre a un apparecchio al presidio intermedio di Corso Vittorio Emanuele, non risultano risonanze magnetiche in strutture pubbliche. In diversi ospedali, per esempio nel Vecchio Pellegrini, mancano anche il filo da sutura o le lenzuola sterili per i pazienti, e il toner per stampare i referti medici», è scritto nella «nota». Che si focalizza, poi, sulle «infinite liste di attesa, da record nazionale: al Vecchio Pellegrini per un intervento ordinario, l’attesa è di circa 9 mesi, con picchi di oltre mille giorni (circa tre anni) per la chirurgia della mano.

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ha distrutto la sanità in Campania

Al Loreto Mare si aspettano anche 8 mesi per l’asportazione di un utero fibromatoso come conseguenza del blocco dei ricoveri determinato dall’emergenza barelle». Il dossier della Cisl non risparmia nemmeno il 118, perché, secondo quanto rileva il sindacato, «per un codice verde o bianco, il paziente deve chiamare la continuità assistenziale di zona che risponde a un numero differente da quartiere a quartiere». Inoltre, dai dati raccolti dalla Cisl emerge che a Napoli «ci sono solo 12 ambulanze con medico, infermiere e autista in servizio h24. Sul fronte dei pronto soccorso si registra la chiusura «di Cto, Incurabili e San Gennaro, resta fermo al palo il cantiere dell’Ospedale del Mare. Solo formali gli accorpamenti di strutture dove spesso ci sono molti doppioni e, in alcuni casi, premi a management per gestioni palesemente fallimentari».