L’odissea di un 65enne disoccupato e malato di cancro che, causa coronavirus, non è riuscito a dar seguito al ciclo di cure

di Fabrizio Geremicca

Sessantacinque anni, due figlie, disoccupato con un assegno di invalidità da quando si è ammalato ed ha dovuto chiudere la sua azienda, Gianni Arnone è stato operato tre anni fa di cancro al colon all’ospedale San Giovanni Bosco dal professore Luigi Angrisano. Era affetto da una patologia molto severa ed ha effettuato 24 cicli di chemioterapia dopo l’intervento. Quando fu dimesso gli fu detto che avrebbe dovuto sottoporsi alla colonscopia, un esame di controllo al colon, con cadenza al massimo semestrale. L’ultima effettuata da Arnone risale al 14 ottobre 2019 al Loreto Mare. Quella successiva avrebbe dovuto essere ad aprile. Nel pieno dell’emergenza Covid, però, mentre il presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca si affaccendava ad inaugurare reparti e ospedali da campo nella madre di tutte le battaglie contro il coronavirus.

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Arnone è stato uno delle migliaia di pazienti i quali non hanno avuto modo di eseguire indagini di primaria importanza perché è completamente saltato il sistema di appuntamenti e prenotazioni. A maggio, poi, quando è parso che riprendessero le attività ordinarie negli ospedali, sia pure tra molte difficoltà, ha provato ad effettuare finalmente la colonscopia. Invano. “Sono andato in prima battuta a prenotare l’esame al San Giovanni Bosco – racconta – perché lì lavora la dottoressa con la quale avevo eseguito le precedenti colonscopie al Loreto Mare. Mi ha risposto che purtroppo l’ospedale non è attrezzato. Ho atteso qualche settimana sperando che il problema si risolvesse, ma ho perso solo altro tempo”. Secondo tentativo all’ospedale dei Padri Camilliani che è a Casoria. Un nosocomio fondato nel 1954 in virtù della donazione di tutti i suoi averi da parte del medico Vincenzo Ferrara. “Ho contattato telefonicamente il centro unico di prenotazione – prosegue il racconto – e la centralinista mi ha detto che al momento non effettuano più l’esame in convenzione con il sistema sanitario nazionale. Avrei dovuto attendere l’inizio del 2021. Se però avessi voluto effettuare la colonscopia privatamente pagando 210 euro con una cauzione di trenta, avrei avuto subito un appuntamento. Ho risposto alla signora che i suoi superiori dovrebbero vergognarsi ed ho riattaccato”. Il cronista ha effettuato una verifica l’otto luglio chiedendo di prenotare una colonscopia urgente e la risposta della centralinista del cup è stata identica: appuntamento immediato pagando 210 euro. A fine anno, nella migliore delle ipotesi, in convenzione. “Cosa vuole che le dica – ha aggiunto l’impiegata – non stiamo prendendo più le impegnative”.

L’ultima tappa delle peregrinazioni di Arnone è stato l’Ospedale del Mare, il più volte decantato – da De Luca e dai manager a lui fedeli – fiore all’occhiello della sanità campana. “Lì – racconta – sono riuscito ad avere la prenotazione. Peccato che il primo giorno utile sia il 18 novembre. Ho accettato su consiglio dell’impiegato del Cup, il quale mi ha detto che non avrei trovato nessuna opportunità a scadenza più ravvicinata negli ospedali napoletani”. A metà novembre, dunque, Arnone andrà di buon mattino a Ponticelli per effettuare la colonscopia alla quale avrebbe dovuto sottoporsi ad aprile. “E pensare – fa una smorfia – che proprio i medici si erano raccomandati di non lasciar passare più di 180 giorni tra una colonscopia e l’altra. Lei è un paziente a forte rischio – mi avevano detto – ed è fondamentale individuare subito eventuali recidive”.