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Aveva appena perso il marito e, per non perdere il posto in un parcheggio a Castellammare di Stabia, è stata costretta a concedersi al suo nuovo datore di lavoro. Ma lui, G.D. 70enne ex vigile urbano, riprendeva tutto con una telecamera e quando lei lo scopre, ne nasce persino una colluttazione tra i due in cui la donna, una 43enne di Pompei, si frattura una spalla. E’ cominciato, come riporta un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Dario Sautto, il processo all’imprenditore stabiese, presso il tribunale di Torre Annunziata, con la testimonianza della donna in aula. Che, non riuscendo a trattenere le lacrime, ha ricostruito la vicenda che l’ha vista protagonista di un vero e proprio incubo.

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Dalle richieste al sesso consenziente, come ha dichiarato, perché quei soldi servivano per mantenere se stessa e il figlio di 8 anni. Poi l’atroce scoperta, di quella microcamera con cui i loro rapporti sessuali venivano ripresi, il ferimento, la denuncia. E persino le minacce: “Sono stata avvicinata da una conoscente che mi ha proposto dei soldi per ritirare la denuncia. Poi lo stesso imprenditore mi ha pedinato fino all’ufficio postale di Ponte Persica, battendo i pugni vicino al finestrino dell’auto e chiedendomi di chiarire”. Fino, a fronte del rifiuto, a quando “un suo dipendente mi ha aggredita per strada e poi mi ha minacciata, dicendo che avrebbero ammazzato me e mio figlio. A settembre mi è stata incendiata l’auto per la seconda volta”. L’imputato si trova agli arresti domiciliari da sei mesi.

 

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