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In questo periodo difficile segnato dall’emergenza sanitaria Coronavirus, con i buoni risultati che si stanno riscontrando con la fase 2, si fa sempre più vicina la ripresa dei campionati italiani.

A tal proposito, però, pare che i supporters di molte squadre siano contrariati su questa scelta tanto da esporre striscioni di disappunto in città. Dopo Napoli, Brescia, Salernitana, e altre tifoserie straniere, anche la Curva Sud della Juve Stabia hanno espresso il loro ‘no’ definitivo alla ripresa. Questo il messaggio postato sulla pagina facebook dei supporters stabiesi: No ai vostri interessi. Rispetto per i decessi! UJS 1907”.

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Questo è invece ciò che gli stessi hanno scritto sullo striscione, che hanno poi affisso nei pressi dello stadio “Romeo Menti”: ULTRAS J.S. STOP AL CAMPIONATO“.

Il mondo del calcio vuole ripartire quanto prima. Un ritorno ai campi, senza tener conto di quanto la situazione sia ancora in allerta e soprattutto snobbando le migliaia di vittime che hanno perso la battaglia al Covid-19. Gli ultras di molte squadre europee e non, si stanno battendo in questo periodo per contrastare il ritorno ai campionati e di piangere le vittime anziché pensare solo al Dio denaro.

Il comunicato degli ultras

I supporters hanno pubblicato anche un comunicato, cui titolo è “Stop football, no football without fans”, riferendosi al fatto di non riprendere a giocare a porte chiuse. Questa è la nota che hanno scritto:

“I governi hanno dichiarato il lockdown totale, tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica. Riteniamo più che ragionevole lo stop assoluto del calcio europeo. Invece chi lo gestisce ha espresso un solo obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinto che scenderebbero in campo solo ed esclusivamente gli interessi economici. Lo conferma il fatto che i campionati dovrebbero ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo sport popolare: i tifosi. Chiediamo agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche, fino a quando l’affollamento degli stadi non tornerà un’abitudine priva di rischi per la salute collettiva”.

“Oggi il calcio è considerato più come un’industria che come uno sport. Sono le pay-tv a tenere sotto scacco le società, in un sistema basato solo ed esclusivamente su business e interessi personali: se non verrà ridimensionato, porterà alla morte del calcio stesso. Se noi ultras intendessimo lucrare sulla nostra passione, come ci capita di leggere e sentire in questi giorni, spingeremmo per la ripartenza dei campionati. Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere, per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per fare in modo che questo torni a essere lo UNO SPORT POPOLARE”.