di Francesco Vitale

Due recenti sentenze della Cassazione, la numero 31.370 e la 33.046/2018, forniscono materiale oggettivo e di riflessione, ponendo l’attenzione rispettivamente su quando una misura cautelare può dirsi ben motivata e sull’accesso alle intercettazioni da parte della difesa.

ad

Relativamente
alla prima decisione
della Suprema Corte,
il giP deve esprimersi tenendo
conto (in caso di giudizi cumulativi)
della posizione del singolo
indagato e confrontarsi
con gli argomenti
propri della difesa

Ciò vuol dire, che vanno tenuti nella dovuta considerazione gli elementi a favore dell’indagato e che nella decisione da adottare, il gip non può utilizzare la cosiddetta tecnica del «copia e incolla» e «omologata» sulla richiesta del pubblico ministero. La vicenda si riferisce all’accoglimento da parte dei giudici della VI Sezione del ricorso presentato da un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa e per il quale era stata confermata la detenzione in carcere.

Stando al ricorso dell’indagato, i giudici,
in fase di Riesame, non avrebbero valorizzato
gli elementi presentati dalla difesa a suo favore

Elementi che avrebbero consentito, al massimo, – secondo il ricorrente – di far emergere un appoggio esterno al clan. La Suprema Corte ha stabilito, dunque, che il giudice non può esimersi dal valutare il singolo caso, considerandone propri elementi e consistenza. Affrontando invece i termini della sentenza numero 33.046, la Sesta Sezione penale ha riconosciuto alla difesa il diritto di accesso ai file audio contenenti intercettazioni registrate, anche se l’appello è stato presentato dall’accusa. Nel caso specifico si tratta della opposizione del pm contro l’ordinanza del gip, che aveva respinto la richiesta di arresto di una persona coinvolta in un presunto traffico di droga.

Con tale decisione, la Cassazione ha deciso,
nei fatti, il pieno svolgimento del contraddittorio

La difesa, infatti, tramite l’ascolto di suddetti file è ammessa a partecipare in un fase in cui, vista la decisione favorevole del gip, sarebbe sprovvista dei mezzi per farlo. Le intercettazioni, dunque, diventano disponibili già in fase cautelare. La pronuncia della Suprema Corte mette in evidenza che il Tribunale della Libertà, investito dall’appello del pubblico ministero, è deputato alla verifica di tutti i presupposti per emettere la misura cautelare e assume dunque, poteri anche nel merito. Ciò apre al verificarsi di tale circostanza: l’imputato attraverso un contraddittorio che può dirsi pieno e anticipato, ha la possibilità di contrastare le posizioni dell’accusa. Anche se sia stata proprio l’accusa a impugnare la decisione del giudice per le indagini preliminari.

Riproduzione Riservata