Il selfie in commissariato di due componenti della baby gang che agisce nel centro storico

di Giancarlo Tommasone

Dai profili Facebook dei componenti della «paranza dei coltelli» continuano ad affiorare foto inquietanti, come quella di un selfie scattato da due ragazzini in un ufficio del commissariato. L’immagine è corredata dalla parola «Questura» a cui seguono le solite emoticon.

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Il selfie in commissariato di due componenti della baby gang che agisce nel centro storico

«Abbiamo a che fare con bambini sprezzanti delle divise e dello Stato, solo anagraficamente tali; fare una valutazione è complicato perché in molti casi si tratta di piccoli criminali», suggerisce un investigatore a Stylo24. «Spesso all’atto di riaffidare ai genitori i giovanissimi portati in commissariato, ci si para davanti una scena surreale. Un padre che cerca di fare una ramanzina al figlio viene zittito con parole da boss fatto: è stato uno sbaglio delle guardie; ‘a vita è ‘a mia; fatt’ ‘e cazz’ tuoje», continua il tutore della legge.

Eppure la gente è stanca e vuole che dalla città sia spazzata via un’orda che sta insanguinando le strade. Nel caso del 15enne fermato per l’accoltellamento di un 17enne in via Foria, il Rione Sanità avrebbe dunque contribuito attivamente a perfezionare la cattura del baby-criminale e continuerebbe a fornire informazioni utili all’individuazione degli altri componenti del gruppo. Tra l’altro ciò si evince pure dal comunicato diffuso dalla Mobile per l’arresto del minorenne della Sanità, quando si parla di «intensa attività informativa sul territorio».

Uno dei motti dei baby criminali postati su Facebook

«Ascoltiamo tanti di questi ragazzi – spiega la nostra fonte – e ci rendiamo conto che è sempre più difficile il recupero. Ad affondare una coltellata o a commettere effettivamente un reato sono spesso soggetti che non fanno parte di famiglie malavitose. Vengono forse istigati dai loro compagni di branco, parenti di esponenti di clan e quindi ben a conoscenza del fatto che la propria posizione risulterà meno gravata da responsabilità nel caso non abbiano partecipato materialmente ai fatti».

Selfie allo specchio per un bambino che indossa un mefisto

«Guardano la serie Gomorra già a otto anni, senza alcun filtro, men che meno quello dei genitori. Inevitabilmente si ispirano ai personaggi della fiction. Tra di loro si chiamano Immortale, Savastano, Track, Talebano, Principe. Non sanno esprimersi in italiano, ma in gomorrese non hanno rivali», conclude con amarezza.