L'arresto di un baby killer della
L'arresto di un baby killer della "paranza dei bambini"

«Nelle carceri minorili campane la presenza dei baby boss di camorra, spesso anche maggiorenni, ha fatto aumentare le aggressioni e il personale è terrorizzato dai loro atteggiamenti e dalle loro famiglie. Urgono soluzioni urgenti per salvare quei detenuti ancora al riparo dalla criminalità organizzata».

Lo denuncia il segretario regionale dell’Unione Sindacale di Polizia Penitenziaria Ciro Auricchio, che interviene sulla norma della Riforma Orlando che ha esteso la detenzione nelle carceri minorili fino al 25/o anno di età per coloro che abbiano commesso reati, sia pur di matrice mafiosa, quando erano minorenni.

Il segretario Ciro Auricchio e il ministro Andrea Orlando
Il segretario Ciro Auricchio e il ministro Andrea Orlando

«Nelle carceri campane – spiega Auricchio – e ci risulta in alcuni casi persino nel circuito penale esterno, numerosi sono i giovani detenuti di origine campana, alcuni di essi ancora minorenni, autori di reati anche gravi come l’omicidio, facenti capo ai diversi clan protagonisti delle diverse faide che imperversano nella città di Napoli e provincia. E le notizie che giungono dagli istituti minorili sulla leadership negativa che tali detenuti provano ad esercitare sul gruppo dei compagni di detenzione sono allarmanti, con effetti destabilizzanti sia per l’ordine e la sicurezza interni, sia per la rieducazione ed il trattamento stesso. Le aggressioni – prosegue – sono ormai all’ordine del giorno e a farne le spese sono sempre i ragazzi che hanno commessi reati ordinari, non così gravi come quelli di matrice mafiosa. Gli operatori sono stanchi e impauriti da questi adolescente che vivono e ragionano già da boss».

Il boss Walter Mallo
Il boss Walter Mallo

Per il sindacalista urgono soluzioni urgenti. «Chiediamo al Ministro Orlando – dice – di riconoscere che se si va avanti così, per lo Stato è una sconfitta, e chiediamo di considerare la possibilità di inviare questi giovani detenuti in circuiti di massima sicurezza o in istituti ad hoc fuori distretto, abbattendo così i rischi di contaminazione del territorio esterno e da parte delle stesse famiglie affiliate ai clan, e per creare i presupposti per tentare un approccio autentico alla rieducazione e al trattamento» conclude Auricchio.