Come evitare fregature.

di Tania Fedeli.

Qualche giorno fa sul mio profilo personale Facebook pubblicai una foto in cui si vedeva una parte di parka vintage e una lista della spesa, scritta ancora su di un foglio di carta con la penna, giusto per non dimenticare nulla. Quella foto era per mettere in evidenza che vi è ancora qualcuno che fa la lista della spesa come una volta e invece con mia grandissima sorpresa la prima cosa che è stata notata è il parka vintage. Qualcuno ha anche indovinato il brand, dalle fantasie estroverse tipiche degli anni ’80. In realtà quel parka è vintage ma è soprattutto di seconda mano, perché era di mia madre che gentilmente, generosamente e ovviamente di sua spontanea volontà ha donato questo pezzo di vero made in Italy a noi, sua prole.

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La prima volta che mi avvicinai al mondo della moda, non solo quello delle passarelle, delle riviste che mia madre comprava ma anche quello dei mercatini dell’usato, in quel tempo la parola vintage non era ancora in auge, fu nel 1990. Accompagnai mio padre a Resina (il mercato di Ercolano), doveva comprare qualcosa per uno spettacolo teatrale e dove andare se non a Resina per cercare qualcosa di adatto. Io, mentre mio padre era impegnato nella sua ricerca, mi avvicinai ad una bancarella dove vi era una montagna di borse accatastate, era così incastrate che se non facevi attenzione poteva cadere tutto e poi ti toccava raccogliere.

Le spostavo ad una alla volta alla ricerca anche io di qualcosa, poi all’improvviso mi apparve, una borsa bordeaux con un logo molto articolato, fu la prima cosa che mi colpì, una G e una V dorate e intrecciate tra loro. Chiesi il prezzo e una voce da dietro quella catasta di borse disse: “Bambolina, perché sei tu, sono 2.000 mila lire”, a Resina era sempre “perché sei tu”, chiamai mio padre, il quale appena vide la mia scelta disse alla voce “Eh 2.000 mila lire tu si pazzo, al massimo ti do 1.000 perché piace ‘a criature”. Mio padre la spuntò, ebbi la borsa e tutta felice proseguì gli acquisti con lui.

Tornammo a casa, per la non gioia di mia madre, con un bustone pieno di abiti per il teatro. Ma mia madre quando vide quella borsa chiese per chi, per cosa e a quanto avevamo comprato quella borsa, mio padre rispose, mentendo, che l’avevamo pagata 500 lire e che l’aveva presa per me perché mi piaceva. Mia madre mi guardò e disse: “Hai buon gusto, hai preso da me, questa borsa è di Valentino, qualche volta me la devi prestare”. Non ho mai prestato quella borsa a nessuno, neanche a mia madre. Quella borsa segnò il mio amore per il vintage, per i mercati dell’usato, per le bancarelle da spulciare attentamente alla ricerca di un pezzo che attirerà la mia attenzione.

Nel 1990 andare nei mercati dell’usato non era cool come oggi, non eri fashion, e soprattutto non era usata la parola vintage o secondhand, ma venivi definite un ache andava a “pezze”. In realtà ancora oggi si fa confusione tra vintage e seconda mano, vedo tanti negozi che spacciano per vintage abiti di qualche stagione passata anche a prezzi sostenuti. Quindi avvicinandosi le festività se avete pensato di farvi qualche ultimo pensierino e volete acquistare qualcosa di unico vi svelo qualche piccolo segreto per non prendere fregature. Un pezzo per essere definito Vintage deve avere almeno 20 anni, essere in buone se non in ottime condizioni, non deve avere modifiche evidenti, deve aver avuto una storia; tutto il resto è secondhand.

Un vintage non è solo un abito, accessorio che sia di un brand che conoscete perchè oggi sono di moda, per esempio Luis Vuitton, Armani, Valentino, Dior, Chanel. Vintage è anche Elsa Schiapparelli, l’inventrice del rosa schocking allieva di Paul Poiret, l’uomo che liberò le donne dal corsetto o un abito Missoni della collezione 1967, quelli utilizzati nella sfilata a Palazzo Pitti; abiti segnarono una sorta di rivoluzione inconsapevole; Rosita Missoni per quella sfilata si accorse che i reggiseni trasparivano dagli abiti e decise che le modelle avrebbero sfilato senza: nacque il nude look, ma si gridò allo scandalo e la coppia Missoni fu bandita da Palazzo Pitti.

Anche la moda del vintage è complicate, è una ricerca continua ma soprattutto non è meno costosa di quelle odierne, anzi nel vintage non vi è un reale prezzo di mercato, ma una fetta di mercato (voi) che acquistate. Se non siete disposti, come è giusto che sia,a sborsare cifre esorbitanti per avere un pezzo di storia della moda a casa potete sempre affidarvi al secondhand, andando in giro per marcatini dell’usato, negozi dell’usato e avere fortuna come me nel 1990, oggi quella borsa l’ho ritrovata su eBay, stesso modello ma colore diverso e anche il prezzo è molto diverso.

Vi ricordate quanto l’aveva pagata mio padre? 1.000 mille lire, su eBay è a 1.800 euro. Devo ringraziare il mio buongusto, come disse mia madre, ma anche la mia passione per la moda non solo quella delle sfilate, ma anche quella del tempo passato. Se comincerete ad andare in giro per mercatini vi accorgerete che all’improvviso mentre state guardando quelle montagne accatastate in equilibri precari qualcosa vi chiamerà e il destino del second time around vi avrà attratto e quello sarà il miglior pezzo vintage, al meno per quella giornata.