lunedì, Gennaio 30, 2023
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«Se riuscivo ad anticiparli, li azzeccavo tutti quanti a terra col fucile»

Le parole del boss Walter Mallo, intercettate poche ore dopo l’agguato subìto

Il giovane boss Walter Mallo, attualmente detenuto, era il principale obiettivo degli uomini del clan dei capitoni di Miano, che avevano avuto l’ordine di eliminarlo, dall’allora capo del sodalizio, Carlo Lo Russo, alias Carlucciello (poi passato a collaborare con la giustizia). Mallo viene ferito a un braccio, nel corso di un agguato portato a termine nei confronti del suo gruppo, poco dopo la mezzanotte del 26 aprile 2016. E’ intercettato dal commando di rivali, nei pressi delle cosiddette Palazzine di Mussolini, al Rione San Tommaso, di Via Miano. Dopo essersi fatto medicare al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco (la ferita è giudicata guaribile in 10 giorni), Mallo si reca nell’appartamento di un suo sodale.

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Qui, poco dopo le 4 del mattino, viene intercettata una conversazione che si svolge tra il boss, Rudi R. e Paolo R. I tre, argomentano gli inquirenti sulla base dei dialoghi captati, «cercano di ricostruire le fasi dell’agguato subìto poche ore prima. Walter chiede: “Di che colore era? Era quello con la R1, è venuto fino a qua”. E si riferisce a un soggetto che evidentemente era alla guida di una Yamaha R1, moto di grossa cilindrata». Paolo ipotizza che il tale del quale stanno parlando, «allora era il palo» (vale a dire la vedetta o uno specchiettista). E Mallo aggiunge: «Era grosso». Paolo consiglia l’immediata reazione al raid subìto: «Se tu ora vai un secondo là (sul luogo dell’agguato subìto), ci fai scappare il morto».

Ma il «capo» afferma che si tratterebbe di una mossa azzardata, perché i responsabili del raid si aspettano proprio una pronta risposta da parte loro. «Quelli, ora, questo vorrebbero, o Rù… che noi andiamo là». I tre ipotizzano pure che se fossero riusciti a prendere i nemici alla sprovvista, in contropiede, quelli non si sarebbero accorti di nulla. Mallo addirittura, fantastica: «Li azzeccavo a tutti quanti (a terra) con il fucile… però, hai capito? Ci-ci-boom», imitando il rumore di un’arma che viene caricata e spara. Al termine della conversazione intercettata, Rudi elenca i componenti del gruppo di fuoco, che ha riconosciuto o visto. C’erano «Pino ’o maranese, quello corto e nero è Luigi, e Alessio, e altri quattro».

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