Un quantitativo di cocaina (foto di repertorio)

Traffico di droga sull’asse Rosarno-Salerno, le lamentele del calabrese

di Giancarlo Tommasone

Nel corso dell’operazione Faust sono state eseguite 49 misure di custodia cautelare (30 in carcere, 19 ai domiciliari). A finire dietro le sbarre anche un campano, il 57enne Angelo Iorio, considerato dagli inquirenti, alla guida di un gruppo specializzato nello smercio di sostanze stupefacenti. La droga, soprattutto cocaina, arrivava dalla Calabria, grazie ai contatti di quello che è ritenuto il «capoarea» della holding dello spaccio, a cui partecipava anche Iorio: il rosarnese Giuseppe Pace. Dall’attività di intercettazione emerge, però, che in Campania, il traffico stenta a decollare.

ad

E’ lo stesso Pace a lamentarsene con la figlia Angela (25enne, anche lei finita in cella), alla quale dice che lui (l’intercettazione è del 5 novembre 2017, ndr) avrebbe potuto guadagnare somme molto più significative, se non ci fosse stata l’intermediazione di Iorio. La donna, a questo punto, suggerisce al padre di ammonire il complice, «facendogli presente – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Antonino Foti – che se (Iorio) avesse continuato ad avere una condotta insoddisfacente, lo avrebbe estromesso dai suoi affari».

«Ma lì, se non c’era Angelo in mezzo ai piedi, vedi che uno si prendeva al mese ottanta-novantamila euro», si sfoga Giuseppe Pace. E la figlia gli consiglia: «Glielo dici, per l’ultima volta, papà. Gli dici: “Ascolta, bello mio, vedi che io ti scavalco velocemente se non ti riprendi, eh”».

Dal prosieguo del discorso si intuisce, tuttavia, che Giuseppe Pace aveva timore di estromettere Iorio, perché quest’ultimo, a sua volta, era il referente di tale Pasquale (Minella, ndr). «Noi lo spaventiamo, se lo spaventiamo, lui parla per Pasquale che gliela “fissa” (si riferisce evidentemente alla droga, ndr) che poi non gliela “fissa più”. Da come ha fatto capire, se a questo lo arrestano se la canta», spiega Giuseppe Pace alla figlia.